Doverosa premessa per filocentauri o laici:
L’ElefantenTreffen è un raduno motociclistico internazionale che si tiene da 53 anni l’ultimo fine settimana di ogni gennaio a Solla, paesino sperduto circa 180 Km a NordEst di Monaco di Baviera, vicino al confine Ceco in una gigantesca “buca” che ricorda una cava (forse lo è stata in passato…)
Il nome ElefantenTreffen, letteralmente “Raduno degli Elefanti” deriva dal modello di sidecar (Zundapp KS-601 – Gespanne) che fu l’ispiratore delle prime edizioni di questo singolare evento e che per dimensioni e colore venivano appunto soprannominati Elefanten.
PrologoAprica (So), è il 7 gennaio.
Mio figlio ha 38 e passa di febbre e dorme. Dovevano essere 3 giorni di vacanza: sci e riposo e invece sono tre giorni di riposo e basta.
Mia moglie, sua mamma, è a lavorare a Milano e noi siamo rimasti in montagna ancora qualche giorno a godere di una situazione che ogni padre probabilmente desidera.
Sono seduto sulla poltrona e guardo fuori pensando che non vorrei essere da nessuna altra parte in quel momento e, come per magia, mi viene in mente
che tra 30 giorni secchi cade il fine settimana dell’Elefantentreffen.
Quasi violentemente mi tornano in mente i momenti del 2007, l’anno in cui siamo arrivati a 7/8 Km dalla meta e del 2008, quando la risalita dalla buca
ha messo a dura prova tutti noi e segnato qualcuno, ma si sa: “Un Elefantentreffen non è mai scontato” (ZioLorenz – Monaco – 31 Gennaio 2009)
Avvolto nei miei pensieri sono consapevole che quest’anno mi farò un bel fine settimana in montagna, con la famiglia, magari alzandomi presto per essere
sulle piste da sci quando non c’è ancora la ressa o per fare da assistente a mio figlio che ha una gara o magari a Milano per lavorare o anche solo in un bar di montagna a bere il vin brulè raccontando quanto passato negli anni scorsi, mentre stavo tra le zanne dell’elefante.Niente di tutto cio’.La casualità di trovare su internet un bel paio di tubi paracilindri e paracarena, un paio di mail e di sms mirati con i ragazzi dello Ziogas, il motoclub cui appartengo e come si dice in gergo, parte l’embolo. Scatta il richiamo: “vado all’ElefantenTreffen. DEVO ANDARE!”
Il richiamo dell’Elefanten è una cosa che non si può spiegare, non si tocca, non si ascolta, forse non esiste nemmeno, eppure si sente! Dio, se si sente!
Scatta qualcosa dentro; una febbre improvvisa, un delirio forse, non si sa ma è il richiamo dell’elefante che, proprio quando sei sicuro che non ti intaccherà minimamente, ti penetra il cervello e l’anima. E tu non puoi resistere e non vedi l’ora di partire.Ordino il paracilindri, comincio a mandare mail a tutti i ragazzi dello Ziogas e i preparativi cominciano disordinati come mai. La notizia è certa: Lo Ziogas va a trovare l’elefante anche quest’ anno! Addirittura si parla di una macchina “ufficiale” d’appoggio (che non è che faccia malissimo) e ad una certa età certe notizie fanno crollare anche il più piccolo muro fatto di mattoni di indugio.
VADO!
SONO SICURO!
VADO!Il numero degli aderenti alla spedizione oscilla tra i 3 ed i 5 fino all’ultima sera; dei partenti lo scorso anno mancano sicuri Charlie e Vinx e principalmente è il lavoro (male) che crea defezioni o anche solo ritardi ed indecisioni, rimane il fatto che ci si trova a bere una birra il lunedì tutti insieme e la disorganizzazione tocca livelli estremi.
Qualche partecipante alla Ziobirra organizzativa non partirà nemmeno, ma questo è il bello dello Ziogas: una ziobirra è sempre aperta a tutti! Alla fine della serata …
Si capisce solo che il Cusso non viene più.
Si capisce solo che il Ludo viene con la macchina di appoggio: Un Pajero che si è già fatto lo Zioraid in Tunisia a cavallo tra dicembre e gennaio
Si capisce solo che il Clark fa la spesa e poi la da’ al Ludo
Si capisce solo che il Lorenz farà il DJ sulla macchina del Ludo, selezionando mp3. Niente di più.
si capisce solo che le tende sono 2, no sono 3, sono “io non la porto”, sono “ne compriamo una da 8”, sono: “tu sei fuori, la porto io”. E via così…
si capisce solo che servono almeno 5 metri di corda da girare sullo pneumatico posteriore se c’è neve fresca.Si va tutti a letto sicuri solo che i partenti sono Clark, Fede, Io e che Clark fa la spesa. Tutto il resto è vago.
Infatti la sera prima della partenza si capisce che, sempre causa lavoro, il Ludo non viene con la macchina e cede il passeggero Lorenz al Cusso che
promuove sul campo la sua auto come “auto d’appoggio”.
Venerdì 30 gennaio alle ore 8 il mio KLE, bardato da attacco, ingrana la prima con il classico rumore metallico e sotto invito del suo cavaliere sale la rampa dei garage.
La giornata è abbastanza fredda, ma le mie precedenti partenze mi hanno preparato e sono attrezzato fino al midollo; unica differenza nell’abbigliamento rispetto agli anni scorsi è una tuta tecnica e antivento che protegge benissimo dal freddo.
Per il resto tutto identico: squadra che vince non si cambia.
Il viale davanti a casa, dove una dopo l’altra ingrano le marce del cavallo meccanico, mi da’ la classica botta di adrenalina propria di uno dei momenti più belli per un motociclista che si appresti ad affrontare l’ElefantenTreffen: la partenza.
Arrivato dal Clark si ufficializza la formazione:Fede: BMW R1200
Clark: BMW R1200
Io: Kawasaki KLE 500Il programma prevede la prima tappa a Monaco, ma invece la facciamo mezz’ora dopo a S.Donato Milanese perchè il Fred ha dimenticato il portafogli in ufficio.
All’alba delle 10.30 si parte.
Direzione (forse) Monaco.
Il viaggio è piacevole, ma la mia moto oltre i 120 Km/h sbacchetta un po’.
Lo scorso anno, con i tassellati cattivi, facevo a malapena i 110 dopodichè il destriero cominciava ad andare a destra e sinistra e dovevo rallentare.
Quest’anno do la colpa ai moffoloni che ho montato sulle manopole, sopra ai paramani, e che mi creano degli strani giochi di aerodinamica (quest’anno siamo troppo tecnici!).
Il viaggio prosegue senza problemi e senza intoppi. Le previsioni, che abbiamo consultato senza tregua per tutta la settimana, ci sono favorevoli per tutta l’andata mentre qualcosa di nefasto si intravede per la domenica di ritorno, ma è presto, troppo presto, per poter dire qualcosa in proposito.
Le pause in autogrill sono mirate unicamente a fare rifornimento e riposarsi un pochino mettendo qualcosa sotto i denti; ormai lo sappiamo che non ci si può permettere di perdere tempo mentre si va all’ElefantenTreffen !
La formazione base della squadra è Fede davanti, io al centro, Clark in coda. Non chiedo di meglio e procediamo in formazione come aerei da caccia.
Ogni tanto però Fred viene probabilmente rapito da pensieri sulle leggi cosmiche, sul sesso degli angeli, sul lavoro o sulla deriva dei continenti
e spalanca il gas sparendo all’orizzonte.
Quando ricompare e quando al successivo rifornimento gli facciamo notare che a tratti spariva, dice di non essersi praticamente accorto di nulla.
Clark ed io resteremo sempre cosi’, nel dubbio.
Non sapremo mai perchè gli alieni rapiscano a tratti Fred facendogli compiere salti spazio temporali di cui lui non si accorge e continuiamo il nostro viaggio aspettando una loro ennesima incursione che ce lo tolga temporaneamente dalla vista per qualche altro kilometro.
La temperatura è fredda ma siamo abbastanza attrezzati per poter sopportare senza problemi le intemperie; inoltre, grazie al cielo, non piove ne’ nevica e questo non fa altro che facilitare il viaggio.Arriviamo a Monaco senza nessun problema e facciamo il classico giro dell’oca nella città per cercare l’albergo base e finalmente, dopo i 600 Km che separano la città Bavarese dalla nostra Milano, si rimettono a riposo cavalli e
cavalieri. Dopo una doccia calda rigeneratrice ci fiondiamo verso una seratona alla HaufBrauHaus dove in preda ad un raptus di fame che nella mia vita ha trovato raramente eguali, ingoiamo qualcosa come 3 ( o erano 5?)
wurstel enormi con crauti e pure’, qualche brazel, il tipico pane che ricorda i nostri salatini ma in scala 100:1 e due wienersnitzlel (la cotoletta alla Milanese) a testa. Il tutto naturalmente innaffiato da piu’ due litri di buonissima e freschissima birra.
Durante questa delirante cena il Clark manifesta tutti i dubbi sul fatto di dormire nella buca o meno e lì le teorie sull’elefante e sul suo “significato” si sprecano: Fred ed io sosteniamo che almeno una volta l’esperienza della buca vada vissuta in tenda, altrimenti non si può parlare di ElefantenTreffen,
il Clark però resta sulle sue posizioni: gli piacerebbe arrivare alla buca, iscriversi, prendere la medaglia e tornare a Monaco a dormire.
Il tutto viene da lui sottolineato con la classica frase ” a me non frega un cazzo di dormire in tenda nella buca, non rompetemi i coglioni”La serata si conclude con un saggio “intanto cominciamo ad arrivare fin là” e torniamo in albergo dove troviamo, in ordine alfabetico,
il Cusso ed il Lorenz che sono arrivati in auto. BENE, ora abbiamo anche la macchina di appoggio! Quest’ anno l’Elefante trova uno Ziogas preparatissimo e combattivo più che mai!
Abbracci e pacche sulle spalle come se non ci vedessimo da secoli e poi andiamo in camera nostra, dove il Fred crolla sul letto ed attacca la motosega che probabilmente ha ingoiato da bambino e che si accende solo quando dorme.Il Clark, che in partenza doveva essere il russatore ufficiale, tanto che la sera prima mi telefona dicendo “portatevi i tappi perchè io russo e non me ne frega un cazzo”, viene sovrastato dalla potenza sonora emessa da quel essere nemmeno troppo grande che è lo ZioFred, artefice di suoni e vibrazioni che mettono a dura prova la struttura portante dell’albergo.
Figuriamoci i nostri timpani!
Grazie al cielo ho i tappi per le orecchie (esperienza!) e riesco a dormire anche io, coccolato dal piumone teutonico e dai caloriferi a manetta. Siamo a Monaco. Fuori fa freddo. La sveglia al mattino non promette niente di buono, Fede continua a vibrare e a fare vibrare tutta la GoetheStrasse dove ha sede il nostro alberghetto, Clark esce a fumare una sigaretta sul terrazzo e scruta il cielo.
“Coperto” risponde alla mia domanda su come sia la situazione meteo.
Da sotto il tepore del piumone l’idea del Clark di tornare a Monaco dopo avere conquistato la buca mi trova facile, facilissima preda e quando Fred finisce la benzina della motosega e si sveglia, anche lui portabandiera assieme a me dell’idea che “l’elefanten deve essere fatto in tenda”, comincia a diventare, come me, portabandiera dell’idea che “l’elefante deve essere fatto in tenda almeno una volta (come dire, le altre volte puoi dormire in albergo).Clark commenta le nostre teorie sull’Elefanten con la sua classica frase ed espressione: “mi avete rotto i coglioni, a me non frega un cazzo” ma ammetto che la sua proposta è terribilmente allettante.
Durante la colazione esponiamo le idee sul tornare a Monaco a dormire dopo avere conquistato la buca, anche a Lorenz e Cusso (che comunque sono in auto) e a dire la verità la reazione non è di quelle attese. Praticamente, o solo apparentemente, l’idea gli scivola addosso e tutti si concorda sull’idea di base che già si era consolidata la sera prima: “cominciamo ad arrivare la’”.Poco prima di partire mi accorgo che mi si è rotto il contachilometri e questo un po’ mi infastidisce perchè perdo la misura dei chilometri fatti e non avendo la spia della riserva, rischio di entrarci di colpo nei momenti meno opportuni.
Pazienza! I chilometri li conteranno gli altri, nessun problema.
Scaldiamo ben bene i motori, mollo le borse laterali nell’auto del Cusso, facciamo benzina e partiamo verso Solla. Il cielo è coperto, ogni tanto arriva qualche minuscola goccia di pioggia gelata ma non piove e non nevica. Bene! BENISSIMO!
Le Previsioni che Clark e io abbiamo meticolosamente e febbrilmente consultato prima della partenza da Milano e anche in albergo a Monaco appena prima di ripartire, vengono confermate.
Parzialmente nuvoloso, zero precipitazioni.
E ALE’!
Il viaggio è divertente e la ZiogasMobile con il Lorenz passeggero, che oltre a sfotterci ci fa un sacco di foto, ci coinvolge in giochi di traiettorie e pose che accogliamo alla grande mettendoci in varie formazioni. Le frecce tricolori dello Ziogas! Aggiungendo poi che senza le borse laterali la mia moto non sbacchetta praticamente più, il viaggio si fa piu’ piacevole almeno dal punto di vista della ciclistica.
Le autostrade sono tutte pulitissime, la neve copre i campi che costeggiano l’autostrada ed il sole esce dalle nuvole ad illuminare una baviera davvero
molto molto bella, ma soprattutto il sole esce a salutare lo Ziogas che ancora una volta corre a rubare le birre all’elefante!
Ci fermiamo esattamente nella stessa stazione di servizio dello scorso anno dalle parti di Thurmansbang, stessa serie di birre, menu leggermente diverso ma stesso concetto: gambe sotto al tavolo e brindisi!
Pieno di benzina e si attacca la buca!
Uscendo dall’autostrada ci addentriamo nelle colline della Bayerischer wald, la foresta bavarese. Le strade sono ancora pulitissime e ancora riconosco le strade protagoniste della terribile andata del 2007 e del difficile ritorno del 2008, quasi le saluto tra me e me con un sorriso e proseguo felice.Solo un paio di curve sono leggermente scivolose ma non ci danno problemi, le strade sono perfette e la neve nei campi risalta ancor piu’ che in autostrada creando una luce bellissima anche se il cielo non è proprio sereno.
Non so perchè, ma il pensiero di tornare in albergo a dormire svanisce automaticamente in mezzo allo splendore di quello che ci circonda e allo splendore di noi che lo attraversiamo in moto. Incrociamo qualche moto che lascia la buca e i saluti di rito mi caricano ancora di piu’, “Ci siamo. Ce la facciamo!”Arriviamo a Solla e l’ equipaggio della ZiogasMobile di turno, deve abbandonare l’auto all’imbocco della stradina per LOH perché sono ammessi solo mezzi con due, al massimo 3 (i sidecar) ruote.
Seguiranno quindi un po’ di viaggi a piedi e in moto per recuperare tutto quello che il Cusso è riuscito a infilare nell’auto. Solamente la slitta (!) non viene saggiamente scaricata, anche perché non c’è neve sulla strada e sarebbe solo un ulteriore ingombro.Arriviamo alla buca e mi lascio andare ad un grido di gioia liberatorio urlato alzando le braccia al cielo, abbraccio Fred e Clark che sorridono forte. Pacche sulle spalle e ancora grida con il pugno alzato in segno di vittoria.
Anche Clark ha raggiunto la tana dell’Elefante e sono sicuro che il primo pensiero che gli ha rivolto è stato: “Mi hai rotto i coglioni, non me ne frega un cazzo”, però sorride.
E’ felice come noi.
La temperatura è buona, non nevica, ma la buca è comunque un misto di neve, fango e paglia e c’è un sacco di gente.
Ora che siamo arrivati e che vorremmo magari riposare un po’ inizia invece la parte più difficile: la preparazione del campo.
Ci iscriviamo, ci facciamo allacciare il bracciale che permette di entrare nel recinto, ritiriamo l’ambitissima medaglietta e dopo avere atteso Cusso e Lorenz con spesa,tenda, pentola per la polenta, treppiede per la pentola e fatto un paio spole in moto fino all’auto per completare il trasbordo vettovaglie (ma quanta roba si sono portati dietro??) cominciamo a perlustrare la buca con tante di quelle borse della spesa che sembriamo appena usciti dall’Eesselunga.
Il fumo provocato dalle centinaia di falo’ e che avvolge la buca col suo caratteristico colore grigio-azzurrognolo penetra immediatamente nei
nostri vestiti, nei capelli e in tutto ciò che ci portiamo dietro ed è il primo e caratteristico benvenuto all’Elefantentreffen.Attorno a noi le solite, incredibili tende con stufe dentro, grigliate improvvisate ed altre tecnicamente perfette, motociclisti e moto di ogni tipo,
tende montate alla meno peggio e tende a casetta perfette. Un vero accampamento. Dopo un breve vagare troviamo uno spazio per la nostra tenda (la tenda da otto acquistata dal Cusso via internet due giorni prima della partenza)
a pochi metri dal punto in cui piantammo le tende lo scorso anno e davanti a noi si erge una tenda a casetta perfetta: Stufa dentro, tavolino e sedie fuori. E’ una famiglia! Padre, madre, uno o due bambini e sono li’ in vacanza proprio come molti di noi d’estate al mare. La differenza è che, oltre a non esserci il mare, li i gradi centigradi si contano dallo zero in giu.
Mentre montiamo la tenda tutti assieme il Clark dice che a lui non gliene frega un cazzo e che domani non avrebbe smontato niente e se ne sarebbe andato lasciando li’ tutto , Fred ed io non possiamo che condividere il punto di vista ma rimandiamo alla situazione meteo dell’indomani eventuali scelte logistiche e andiamo a prendere legna e balle di paglia che si trovano all’entrata, peccato che una volta raggiunto il punto di distribuzione notiamo con amarezza che di paglia non ce ne è nemmeno piu’ un filo.Pazienza, prendiamo due fascine di legna che è sicuramente stata segata da poco (da qui il fumo che ne esce bruciandola, ma soprattutto il suo peso) e andiamo verso la base dove gli altri stanno organizzando il lo ZioBivacco.
Una volta montata la tenda ci rendiamo conto che il picchettarla sarebbe stata l’azione più difficoltosa; infatti il ghiaccio ricopre la terra ed i pochi punti dove affiora questa è completamente gelata. Pianteremo i picchetti usando i tronchi di legna appena acquistati come mazze da baseball, e questo rivelerà le operazioni di spicchettaggio come qualcosa di tecnicamente impossibile.Qualcuno elemosina, ma piu’ propriamente ruba, della paglia dagli accampamenti vicini e come da classico spirito dell’Elefantentreffen i nostri vicini che hanno dei gran bei sidecar, arrivano da Ferrara e sono in partenza, ci lasciano il loro accampamento che è un miracolo di architettura campestre:
Una specie di divano a semicerchio, tutto in legno, con seduta in polistirolo, poggiaschiena inclinato e tavolino angolare incorporato.
Sotto alle varie panche del divano almeno un quintale di legna già tagliata, uno scatolone di pane ferrarese, mezza colomba (ole’), delle salamelle, mezza scatola di ciccioli frolli (di cui il Triv va particolarmente ghiotto e finisce in un paio di nanosecondi),un tagliere in legno e naturalmente un po’ di birre da bere in fretta perchè devono riportare i vuoti indietro.Dividiamo quella manna con altri ragazzi italiani e un paio di tedeschi che verranno odiati a morte (si fa per dire, ma neanche tantissimo) perchè molto portati a stare seduti tutto il tempo nell’unico punto attorno al fuoco dove non arrivi il fumo. Tuttavia questa evidente paraculaggine non li escluderà dalla polenta cucinata dal Cusso dopo ben due tentativi.
Eh si, la polenta!
Eh si, due tentativi!
Succede che alle cinque, causa forse la stanchezza,l’eccessiva attività fisica, o quel che si vuole cominciamo tutti ad avere una fame da lupi e il
Cusso, dopo un paio di inutili tentativi di rimando dell’attività, cede e comincia a tirarsi su le maniche: sul magico treppiede, che ricorda un po’ le scene dei vari film western, viene agganciata la catena ed attaccata la pentola con l’acqua.
Questo per ben tre volte.
Tre volte perchè il paiolo è stato rovesciato due volte appena prima di metterci dentro la farina. La prima volta a causa del Cusso che nella foga ha
dato un calcio al treppiede facendo crollare il tutto fortunatamente non sul
fuoco (che all’elefanten è sacro come nei piu’ importanti templi dell’antica Grecia), la seconda volta perchè uno degli usufruttuari dell’accampamento ha lanciato la cicca di sigaretta direttamente dentro al paiolo con una precisione insperata.
Come penitenza è stato naturalmente mandato a riempire la tanica d’acqua in fondo alla buca. E’ riemerso dopo piu’ di un’ora sbronzo da fare paura ed appena in tempo per mangiare la polenta col formaggio.
Probabilmente doveva avere fatto molte tappe nei due imbiss (termine che nella normalità indica dei piccoli bar e che nella buca identifica un paio di bar itineranti come quelli che si trovano di notte negli incroci a Milano) e negli accampamenti dove tutti offrono tutto.
Si mangia a quattro palmenti e la polenta col formaggio riscuote un successo grandissimo e sicuramente meritato. Si mangia tutti attorno al fuoco dove si sta splendidamente, ma non appena ci si allontana di qualche metro per prendere anche solo una birra, si gela.Cala il buio e sale la magia della notte dell’ElefantenTreffen.
Come da regolamento la buca si illumina di falo’, bengala e di fuochi d’artificio sparati a casaccio.
E’ difficile pensare di allontanarsi dal fuoco per entrare nel frigo ad otto posti che noi chiamiamo tenda perchè fa abbastanza freddo
(di notte arriveremo attorno ai 6/8 gradi sottozero) ma la stanchezza comincia a farsi sentire. Quello che è incredibile e bello nella buca è il senso di amicizia, viene da dire fratellanza, assoluta che non risparmia proprio nessuno.
Ricordo che, non appena ereditato quello splendido accampamento che ci ha fatto compagnia per meno di 24 ore, mi sono presentato ad un centauro di Genova, Fabio mi pare si chiamasse, e mi sono reso conto solo dopo un po’ di come la formalità della presentazione sia stata una mia stupida necessità dettata dall’abitudine.
Nella buca i nomi non contano.
Se qualcuno arriva a sedersi al tuo fuoco gli dai quello che hai e non reagisci col classico ” e tu cosa vuoi?” col quale lo accoglieremmo nella vita di tutti i giorni. E’ lo spirito dell’Elefante!
Dal buio compare uno dei Germy Tuscany (un motoclub di Piombino, bravi. CAZZO SI ! BRAVI! ) con un polpo infilzato in un forchettone chiedendo chi
ne voglia un po’! io ne strappo un pezzetto e lui insiste dicendo di prenderne di piu. Bene, ne prendo di piu’ e lui insiste dicendo di prenderne ancora.
Finisce che il Lorenz se lo trovi praticamente tutto in mano e si metta a tagliarlo ed offrirlo a tutti quelli che sono attorno al nostro fuoco.Ed inizia a nevicare. Inizialmente il sottoscritto, sicuramente a causa della polenta, delle salamelle, ma soprattutto a causa del vino e della grappa scambia i fiocchi per cenere che il vento solleva dalle centinaia di fuochi presenti nella buca. Per l’amor di Dio, magari un po’ di cenere c’era ma quella era neve!
Bei grossi fiocchi di neve e ci vuole poco a ricordare il dramma della sveglia dello scorso anno, ma ecco che magicamente una birra e un ulteriore giro di grappa lo fanno dimenticare benissimo ed alla spicciolata, verso le undici di sera, ci si avvolge nei sacchi a pelo per coricarsi e dormire.
Fa un freddo cane.
Non so gli altri, ma io sono andato a letto con calzamaglia, jeans, due paia di calze tecniche, due paia di magliette tecniche e un pile pesante e
nonostante questo abbigliamento da battaglia al mattino i piedi erano belli freschi.
Di fatto non ci si addormenta, ma si sviene.
Lo fa anche il Fred, ma non prima di avere acceso la motosega che vive dentro di lui e che si accende quando dorme.
La notte avvolge il campo in un silenzio magico, interrotto solo dalla motosega del Fred il cui rumore pero’ soffoco con i tappi per le orecchie
.Solo qualche falo’ rimane acceso.
La mattina ci si sveglia quasi tutti contemporaneamente.
Ho ancora i tappi nelle orecchie e questo mi salva dal sentire il Clark che dice probabilmente qualcosa del tipo “Non mi rompete i coglioni, a me non me ne frega un cazzo” oppure il Lorenz che ruggisce il buongiorno direttamente dallo stomaco, o il Cusso che mi chiede le ore tre volte (ho i tappi nelle orecchie!!!).
Sono comunque le sette e l’eroe dei Germy Tuscany, che è stato davanti al loro fuoco tutta la notte e lo ha tenuto acceso, bofonchia al Fred
(che ha finalmente spento la motosega e ha fatto capolino fuori dalla tenda) “O vieni a scaldarti un pochino al foco!”.
Fa veramente un freddo becco, ma non appena rientrati un po’ in temperatura grazie al fuoco degli amici toscani, attacchiamo le operazioni
di smontaggio della tenda e tutti,nessuno escluso, partecipiamo alle operazioni di movimento ed evacuazione piu’ rapide della storia del motociclismo.
Efficienza tra le efficienze, in meno di un’ora lo Ziogas è pronto a partire.
O meglio, in meno di un’ora lo Ziogas è pronto ad arrancare fino alle moto!
Carichi come muli usciamo dalla buca e Fred, Clark e io arriviamo alle moto (ma le avevamo parcheggiate davvero cosi’ lontane?) e Cusso e Lorenz vanno fino all’auto.
E’ il momento della verità, il momento che tutti all’ElefantenTreffen temono di piu’ che va oltre la preoccupazione del ghiaccio sull’asfalto o del freddo patito la notte: l’accensione della moto il giorno della partenza.
Infilo la chiave nel quadro, metto in folle, apro l’aria a stecca, faccio fare alla chiave il classico quarto di giro e premo il pulsante dell’avviamento.
La moto parte prima un po’ in sordina, poi pian piano il motore prende corpo e sale di giri. La lascio andare cosi’… esultando tra me e me.
Tutte le moto partono senza problemi e ci sono 5 gradi sotto zero. Siamo preparati.
Si parte.
In base alle informazioni meteo che sono praticamente un’ossessione ci imponiamo un ritmo di viaggio abbastanza pesante, pause di venti minuti al massimo rifornimento compreso.
Si pranza, forse, dopo che abbiamo scavallato il Brennero.Come inizio facciamo circa quaranta chilometri lasciandoci il raduno degli elefanti alle spalle senza grossi problemi anzi, senza nessun problema e
ci fermiamo nell’autogrill che ormai conosciamo bene in quanto tappa fissa all’andata, appena prima dell’attacco finale alla buca.
Una colazione sostanziosa (Dio se serve!), acqua e bagni puliti e caldi sono un bel modo per iniziare il viaggio, ma appena prima di ripartire il Lorenz mi dice che secondo lui ho l’anteriore un po’ sgonfio e si offre di assistermi nel gonfiaggio.
Il controllo degli pneumatici è una cosa molto semplice, ma garantisco che quando fa molto molto molto freddo è una operazione dura perché ti fa congelare le mani, assolutamente necessarie per guidare.
Caso vuole poi che il manometro che regola il compressore della stazione di servizio non faccia proprio onore alla famosa tecnologia tedesca e si incanti nella fase di pompaggio.
L’impianto continuerebbe a gonfiare il mio anteriore fino al decollo, ma il Lorenz lo stacca dalla valvola e lascia che sfoghi la sua ira nell’atmosfera.
“Chissà che pressione ho adesso?” dico.
Il Lorenz non si fa scomporre piu’ di tanto e tocca con consapevolezza chirurgica la gomma, dopodichè pronuncia la diagnosi “Cazzo, è dura come il marmo. magari la sgonfiamo eh?”.
“Eh…magari”.Con maestria che solo il motociclista estremo riesce ad avere, il Lorenz sgonfia la mia gomma, doma il manometro teutonico impazzito e controlla nuovamente la pressione.Sia lui che io leggiamo il numero che la lancetta del quadrante indica e non abbiamo dubbi: Come sotto indicazione di un maestro di canto comparso all’improvviso, esclamiamo all’unisono: “DUE! PERFETTO!”.
Si riparte
Prossima prevista tappa: Monaco. Continuiamo a ripeterci che dobbiamo “scollinare” il Brennero nel primo pomeriggio e comunque con la luce. Gli Sms che ricevo da chi sta in apprensione in Italia danno come previsione neve al ritorno.
Beh…figuriamoci se le previsioni ci azzeccano!
Mai state cosi’ precise.
A Monaco, come da pronostico, ci fermiamo alla prima stazione di servizio che è costellata di moto, soprattutto italiane, ferme al rifornimento o anche solo per fare riacquisire al proprio cavaliere una temperatura quantomeno umana.
IL tempo è freddissimo, ma soprattutto terribilmente umido ed entrati nella stazione di servizio mi rendo conto che sto tremando come una foglia, il Clark (tutti sappiamo cosa sta pensando) confessa di avere brividi ovunque.
Un centauro di Genova si sente male a causa del freddo, ma poi si riprende.
Facciamo il pieno di benzina, ognuno fa nuovamente e a modo proprio il pieno di energie. Io trangugio letteralmente una barretta di cioccolato al latte di cm 10×10 (e non vado proprio matto per il cioccolato) e una tazza maxi di caffè caldo i cui benefici sono quasi immediati.
Di nuovo in sella e via ancora sull’autostrada!
Il vento a Monaco ormai, dopo tre anni, non è nemmeno più una sorpresa ma mi sembra che abbia un effetto strano sul mio anteriore perché lo sento particolarmente alleggerito.
Do la colpa agli pneumatici nuovi, al fatto che sono praticamente 1000 Km che non faccio curve importanti e che si va sempre dritti, al freddo, ai moffoloni sul manubrio, al colore del casco, all’adesivo dell’autostrada austriaca, alla macchina del Cusso che mi taglia l’aria , al Clark che mi resta dietro a protezione per tutto il viaggio, ai problemi di lavoro del Fred,
ma non riesco realmente a spiegarmi come mai senta l’anteriore cosi’ leggero.
Vabe’.
Ci lasciamo la Germania alle spalle ed entriamo baldanzosi in Austria, dove un bel sole ci accoglie regalandoci un po’ di tepore e dove ci mettiamo in posa, mentre si viaggia, per farci fare ancora qualche foto dal Lorenz.I pochi chilometri di autostrada austriaca scorrono piacevolmente, ma guardando bene le montagne verso l’Italia si vede chiaramente che le vette di confine fanno da barriera ad un esercito di nuvoloni grigi che non promettono nulla di buono; salendo verso il Brennero infatti prima ci vengono incontro dei fiocchi di neve isolati che stonano un po’ in mezzo a tutto quel sole e dopo pochi minuti sono invece perfetti quando il sole scomparirà definitivamente.
Sul Brennero la neve comincia ad attecchire sul manto stradale e la visibilità crolla di colpo.
Ogni tanto bisogna levare la neve dalla visiera e bisogna stare attenti alle auto che frenano all’improvviso.
Grazie al cielo è domenica ed i mezzi pesanti non circolano tranne qualche eccezione.
I cartelli indicatori recitano “Nevicata fino ad ALA/AVIO”, porca miseria è oltre Bolzano! Vuoi vedere che l’Elefanten ci ha fatto lo scherzone
e ha telefonato al cugino italo-austriaco per accoglierci a dovere ?
Fortunatamente scendendo di quota la neve, pur non smettendo di cadere anche abbastanza copiosamente, non attecchisce sull’asfalto
che di fatto rimane solo bagnato e ci permette di ripartire a una velocità decente.
Mancano ancora un sacco di chilometri ma, anche forte della presenza rassicurante della ZiogasMobile, mi sento a casa.
Il nevischio ci accompagna durante tutto il viaggio, la visibilità è veramente pessima e si fa veramente fatica a viaggiare, soprattutto bisogna stare attentissimi alle auto che costellano il rientro sulla A4 e i cui occupanti, ne sono sicuro, si chiedono cosa ci facciano in giro certi furiosi in moto con un tempo del genere ed in questa stagione.
Ci fermiamo ancora una volta all’imbocco della A4 per l’ultimo rifornimento e gli ultimi saluti, dopodichè procederemo ancora in formazione ma dalle parti di Milano le nostre strade si divideranno.
Il posto dove ci fermiamo è esattamente lo stesso dello scorso anno, solo che nevica forte e siamo in anticipo di 4 ore rispetto alla spedizione del 2008.
Grandi abbracci, grandi complimenti a tutti e dopo un ulteriore caffè caldo e una fetta di torta, si riparte.
Destinazione, finalmente, casa.
All’uscita di Milano Certosa mi fermo ancora per farmi dare dal Lorenz e dal Cusso le borse della moto che hanno fatto il viaggio comode comode in auto.
Ancora abbracci, ancora complimenti e sorrisi e ora siamo arrivati davvero.
La guida in città, con tutte quelle curve, le rotonde e gli incroci ancora mi fa sentire qualcosa di strano sull’avantreno: lo sento leggero e lo sento ancora piu’ leggero quando infilo la discesa che porta diritto al mio box, davanti al quale mi fermo e spengo finalmente la moto che, una volta tolto casco e passamontagna, ringrazio con un bacio ad occhi chiusi e una carezza sul serbatoio.
Anche quest’anno è fatta.
Il giorno dopo porto la moto dal meccanico per una rinfrescata dopo il viaggio nella terra degli elefanti e mentre si chiacchiera su come sono andate le cose mi viene in mente il problema della leggerezza dell’anteriore.
Il buon Max, il mio meccanico di fiducia, estrae dalla tasca il manometro elettronico portatile, toglie il tappino dalla valvola dello pneumatico, accende l’ordigno, lo infila nella valvola e osserva…quasi impallidisce.Credo abbia rischiato l’infarto.
La pressione dell’anteriore segna 4.5! DOvrebbe essere 2 e il costruttore dichiara che al massimo può sopportare 4 mbar.
Ho rischiato lo pneumatico ( e la vita) praticamente ad ogni buca presa e ne ho prese tante. Ma tutto è bene ciò che finisce bene, in fondo uno Ziogas mette l’avventura e l’inoscienza anche nei più piccoli dettagli.
Epilogo:
Aprica
Esattamente una settimana dopo l’arrivo a Solla.Sono seduto sulla poltrona e guardo fuori proprio come quando il mese scorso mi godevo il tepore della mansarda e sentivo l’Elefanten 2009 molto lontano dalle mie aspirazioni. La vista fuori dalla finestra è parzialmente ostruita dalla neve che non smette di scendere e io sono tranquillo, al caldo e guardo le piste di sci dove qualcuno oggi ha voglia di avventurarsi.
Io proprio no o almeno non ora.
Penso che una settimana fa sono partito per andare a trovare l’elefante con due persone semisconosciute, siamo stati assieme tre giorni e durante la maggior parte del tempo di quei giorni non potevamo parlare perchè si era in moto, con passamontagna e casco.
Mi mancano.
Nella buca siamo arrivati con Cusso e Lorenz che, anche se venuti in auto, sono stati parte viva della spedizione e senza i quali questo Elefantentreffen sarebbe sicuramente stato diverso.
Penso che tutto ciò che ho passato è lo spirito vero dell’Elefante, che quest’anno forse non ha voluto infierire e ha lasciato finalmente arrivare il Clark, che al terzo tentativo ha conquistato una delle medaglie piu’ ambite da un centauro che ami definirsi tale; Elefanten che ha accolto ancora una volta il Fred e tutto lo Ziogas (comunque sempre presente nella terra di LOH) coccolandolo tra le zanne; Elefanten che ha ancora una volta graziato la mia caparbietà di appassionato motociclista.Fuori ha smesso di nevicare da poco, ma potrebbe tranquillamente ricominciare fortissimo.
Ecco di cosa sono certo. Ripartirei.
Adesso.
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Chi mi fa compagnia Giovedi al Blues??
Tour di primavera, contenuti sito internet, scambi foto ecc.ecc…Urge ZIOBIRRA!! :beer:Giovedi 12 Febbraioil luogo e l’orario manco a dirli:BLUES BIKERS (Via Brioschi 7, Milano)dalle 21.30 fino a quando ce n’è…sotto con le conferme!!























