ElefantenTreffen 2009 – Lo spirito dell’Elefante

Doverosa premessa per filocentauri o laici:
L’ElefantenTreffen è un raduno motociclistico internazionale che si tiene da 53 anni l’ultimo fine settimana di ogni gennaio a Solla, paesino sperduto circa 180 Km a NordEst di Monaco di Baviera, vicino al confine Ceco in una gigantesca “buca” che ricorda una cava (forse lo è stata in passato…)
Il nome ElefantenTreffen, letteralmente “Raduno degli Elefanti” deriva dal modello di sidecar (Zundapp KS-601 – Gespanne) che fu l’ispiratore delle prime edizioni di questo singolare evento e che per dimensioni e colore venivano appunto soprannominati Elefanten.

PrologoAprica (So), è il 7 gennaio.
Mio figlio ha 38 e passa di febbre e dorme. Dovevano essere 3 giorni di vacanza: sci e riposo e invece sono tre giorni di riposo e basta.
Mia moglie, sua mamma, è a lavorare a Milano e noi siamo rimasti in montagna ancora qualche giorno a godere di una situazione che ogni padre probabilmente desidera.
Sono seduto sulla poltrona e guardo fuori pensando che non vorrei essere da nessuna altra parte in quel momento e, come per magia, mi viene in mente
che tra 30 giorni secchi cade il fine settimana dell’Elefantentreffen.
Quasi violentemente mi tornano in mente i momenti del 2007, l’anno in cui siamo arrivati a 7/8 Km dalla meta e del 2008, quando la risalita dalla buca
ha messo a dura prova tutti noi e segnato qualcuno, ma si sa: “Un Elefantentreffen non è mai scontato” (ZioLorenz – Monaco – 31 Gennaio 2009)
Avvolto nei miei pensieri sono consapevole che quest’anno mi farò un bel fine settimana in montagna, con la famiglia, magari alzandomi presto per essere
sulle piste da sci quando non c’è ancora la ressa o per fare da assistente a mio figlio che ha una gara o magari a Milano per lavorare o anche solo in un bar di montagna a bere il vin brulè raccontando quanto passato negli anni scorsi, mentre stavo tra le zanne dell’elefante.Niente di tutto cio’.La casualità di trovare su internet un bel paio di tubi paracilindri e paracarena, un paio di mail e di sms mirati con i ragazzi dello Ziogas, il motoclub cui appartengo e come si dice in gergo, parte l’embolo. Scatta il richiamo: “vado all’ElefantenTreffen. DEVO ANDARE!”
Il richiamo dell’Elefanten è una cosa che non si può spiegare, non si tocca, non si ascolta, forse non esiste nemmeno, eppure si sente! Dio, se si sente!
Scatta qualcosa dentro; una febbre improvvisa, un delirio forse, non si sa ma è il richiamo dell’elefante che, proprio quando sei sicuro che non ti intaccherà minimamente, ti penetra il cervello e l’anima. E tu non puoi resistere e non vedi l’ora di partire.Ordino il paracilindri, comincio a mandare mail a tutti i ragazzi dello Ziogas e i preparativi cominciano disordinati come mai. La notizia è certa: Lo Ziogas va a trovare l’elefante anche quest’ anno! Addirittura si parla di una macchina “ufficiale” d’appoggio (che non è che faccia malissimo) e ad una certa età certe notizie fanno crollare anche il più piccolo muro fatto di mattoni di indugio.
VADO!
SONO SICURO!
VADO!Il numero degli aderenti alla spedizione oscilla tra i 3 ed i 5 fino all’ultima sera; dei partenti lo scorso anno mancano sicuri Charlie e Vinx e principalmente è il lavoro (male) che crea defezioni o anche solo ritardi ed indecisioni, rimane il fatto che ci si trova a bere una birra il lunedì tutti insieme e la disorganizzazione tocca livelli estremi.
Qualche partecipante alla Ziobirra organizzativa non partirà nemmeno, ma questo è il bello dello Ziogas: una ziobirra è sempre aperta a tutti! Alla fine della serata …
Si capisce solo che il Cusso non viene più.
Si capisce solo che il Ludo viene con la macchina di appoggio: Un Pajero che si è già fatto lo Zioraid in Tunisia a cavallo tra dicembre e gennaio
Si capisce solo che il Clark fa la spesa e poi la da’ al Ludo
Si capisce solo che il Lorenz farà il DJ sulla macchina del Ludo, selezionando mp3. Niente di più.
si capisce solo che le tende sono 2, no sono 3, sono “io non la porto”, sono “ne compriamo una da 8”, sono: “tu sei fuori, la porto io”. E via così…
si capisce solo che servono almeno 5 metri di corda da girare sullo pneumatico posteriore se c’è neve fresca.Si va tutti a letto sicuri solo che i partenti sono Clark, Fede, Io e che Clark fa la spesa. Tutto il resto è vago.
Infatti la sera prima della partenza si capisce che, sempre causa lavoro, il Ludo non viene con la macchina e cede il passeggero Lorenz al Cusso che
promuove sul campo la sua auto come “auto d’appoggio”.
Venerdì 30 gennaio alle ore 8 il mio KLE, bardato da attacco, ingrana la prima con il classico rumore metallico e sotto invito del suo cavaliere sale la rampa dei garage.
La giornata è abbastanza fredda, ma le mie precedenti partenze mi hanno preparato e sono attrezzato fino al midollo; unica differenza nell’abbigliamento rispetto agli anni scorsi è una tuta tecnica e antivento che protegge benissimo dal freddo.
Per il resto tutto identico: squadra che vince non si cambia.
Il viale davanti a casa, dove una dopo l’altra ingrano le marce del cavallo meccanico, mi da’ la classica botta di adrenalina propria di uno dei momenti più belli per un motociclista che si appresti ad affrontare l’ElefantenTreffen: la partenza.
Arrivato dal Clark si ufficializza la formazione:Fede: BMW R1200
Clark: BMW R1200
Io: Kawasaki KLE 500Il programma prevede la prima tappa a Monaco, ma invece la facciamo mezz’ora dopo a S.Donato Milanese perchè il Fred ha dimenticato il portafogli in ufficio.
All’alba delle 10.30 si parte.
Direzione (forse) Monaco.
Il viaggio è piacevole, ma la mia moto oltre i 120 Km/h sbacchetta un po’.
Lo scorso anno, con i tassellati cattivi, facevo a malapena i 110 dopodichè il destriero cominciava ad andare a destra e sinistra e dovevo rallentare.
Quest’anno do la colpa ai moffoloni che ho montato sulle manopole, sopra ai paramani, e che mi creano degli strani giochi di aerodinamica (quest’anno siamo troppo tecnici!).
Il viaggio prosegue senza problemi e senza intoppi. Le previsioni, che abbiamo consultato senza tregua per tutta la settimana, ci sono favorevoli per tutta l’andata mentre qualcosa di nefasto si intravede per la domenica di ritorno, ma è presto, troppo presto, per poter dire qualcosa in proposito.
Le pause in autogrill sono mirate unicamente a fare rifornimento e riposarsi un pochino mettendo qualcosa sotto i denti; ormai lo sappiamo che non ci si può permettere di perdere tempo mentre si va all’ElefantenTreffen !
La formazione base della squadra è Fede davanti, io al centro, Clark in coda. Non chiedo di meglio e procediamo in formazione come aerei da caccia.
Ogni tanto però Fred viene probabilmente rapito da pensieri sulle leggi cosmiche, sul sesso degli angeli, sul lavoro o sulla deriva dei continenti
e spalanca il gas sparendo all’orizzonte.
Quando ricompare e quando al successivo rifornimento gli facciamo notare che a tratti spariva, dice di non essersi praticamente accorto di nulla.
Clark ed io resteremo sempre cosi’, nel dubbio.
Non sapremo mai perchè gli alieni rapiscano a tratti Fred facendogli compiere salti spazio temporali di cui lui non si accorge e continuiamo il nostro viaggio aspettando una loro ennesima incursione che ce lo tolga temporaneamente dalla vista per qualche altro kilometro.
La temperatura è fredda ma siamo abbastanza attrezzati per poter sopportare senza problemi le intemperie; inoltre, grazie al cielo, non piove ne’ nevica e questo non fa altro che facilitare il viaggio.Arriviamo a Monaco senza nessun problema e facciamo il classico giro dell’oca nella città per cercare l’albergo base e finalmente, dopo i 600 Km che separano la città Bavarese dalla nostra Milano, si rimettono a riposo cavalli e
cavalieri. Dopo una doccia calda rigeneratrice ci fiondiamo verso una seratona alla HaufBrauHaus dove in preda ad un raptus di fame che nella mia vita ha trovato raramente eguali, ingoiamo qualcosa come 3 ( o erano 5?)
wurstel enormi con crauti e pure’, qualche brazel, il tipico pane che ricorda i nostri salatini ma in scala 100:1 e due wienersnitzlel (la cotoletta alla Milanese) a testa. Il tutto naturalmente innaffiato da piu’ due litri di buonissima e freschissima birra.
Durante questa delirante cena il Clark manifesta tutti i dubbi sul fatto di dormire nella buca o meno e lì le teorie sull’elefante e sul suo “significato” si sprecano: Fred ed io sosteniamo che almeno una volta l’esperienza della buca vada vissuta in tenda, altrimenti non si può parlare di ElefantenTreffen,
il Clark però resta sulle sue posizioni: gli piacerebbe arrivare alla buca, iscriversi, prendere la medaglia e tornare a Monaco a dormire.
Il tutto viene da lui sottolineato con la classica frase ” a me non frega un cazzo di dormire in tenda nella buca, non rompetemi i coglioni”La serata si conclude con un saggio “intanto cominciamo ad arrivare fin là” e torniamo in albergo dove troviamo, in ordine alfabetico,
il Cusso ed il Lorenz che sono arrivati in auto. BENE, ora abbiamo anche la macchina di appoggio! Quest’ anno l’Elefante trova uno Ziogas preparatissimo e combattivo più che mai!
Abbracci e pacche sulle spalle come se non ci vedessimo da secoli e poi andiamo in camera nostra, dove il Fred crolla sul letto ed attacca la motosega che probabilmente ha ingoiato da bambino e che si accende solo quando dorme.Il Clark, che in partenza doveva essere il russatore ufficiale, tanto che la sera prima mi telefona dicendo “portatevi i tappi perchè io russo e non me ne frega un cazzo”, viene sovrastato dalla potenza sonora emessa da quel essere nemmeno troppo grande che è lo ZioFred, artefice di suoni e vibrazioni che mettono a dura prova la struttura portante dell’albergo.
Figuriamoci i nostri timpani!
Grazie al cielo ho i tappi per le orecchie (esperienza!) e riesco a dormire anche io, coccolato dal piumone teutonico e dai caloriferi a manetta. Siamo a Monaco. Fuori fa freddo. La sveglia al mattino non promette niente di buono, Fede continua a vibrare e a fare vibrare tutta la GoetheStrasse dove ha sede il nostro alberghetto, Clark esce a fumare una sigaretta sul terrazzo e scruta il cielo.
“Coperto” risponde alla mia domanda su come sia la situazione meteo.
Da sotto il tepore del piumone l’idea del Clark di tornare a Monaco dopo avere conquistato la buca mi trova facile, facilissima preda e quando Fred finisce la benzina della motosega e si sveglia, anche lui portabandiera assieme a me dell’idea che “l’elefanten deve essere fatto in tenda”, comincia a diventare, come me, portabandiera dell’idea che “l’elefante deve essere fatto in tenda almeno una volta (come dire, le altre volte puoi dormire in albergo).Clark commenta le nostre teorie sull’Elefanten con la sua classica frase ed espressione: “mi avete rotto i coglioni, a me non frega un cazzo” ma ammetto che la sua proposta è terribilmente allettante.
Durante la colazione esponiamo le idee sul tornare a Monaco a dormire dopo avere conquistato la buca, anche a Lorenz e Cusso (che comunque sono in auto) e a dire la verità la reazione non è di quelle attese. Praticamente, o solo apparentemente, l’idea gli scivola addosso e tutti si concorda sull’idea di base che già si era consolidata la sera prima: “cominciamo ad arrivare la’”.Poco prima di partire mi accorgo che mi si è rotto il contachilometri e questo un po’ mi infastidisce perchè perdo la misura dei chilometri fatti e non avendo la spia della riserva, rischio di entrarci di colpo nei momenti meno opportuni.
Pazienza! I chilometri li conteranno gli altri, nessun problema.
Scaldiamo ben bene i motori, mollo le borse laterali nell’auto del Cusso, facciamo benzina e partiamo verso Solla. Il cielo è coperto, ogni tanto arriva qualche minuscola goccia di pioggia gelata ma non piove e non nevica. Bene! BENISSIMO!
Le Previsioni che Clark e io abbiamo meticolosamente e febbrilmente consultato prima della partenza da Milano e anche in albergo a Monaco appena prima di ripartire, vengono confermate.
Parzialmente nuvoloso, zero precipitazioni.
E ALE’!
Il viaggio è divertente e la ZiogasMobile con il Lorenz passeggero, che oltre a sfotterci ci fa un sacco di foto, ci coinvolge in giochi di traiettorie e pose che accogliamo alla grande mettendoci in varie formazioni. Le frecce tricolori dello Ziogas! Aggiungendo poi che senza le borse laterali la mia moto non sbacchetta praticamente più, il viaggio si fa piu’ piacevole almeno dal punto di vista della ciclistica.
Le autostrade sono tutte pulitissime, la neve copre i campi che costeggiano l’autostrada ed il sole esce dalle nuvole ad illuminare una baviera davvero
molto molto bella, ma soprattutto il sole esce a salutare lo Ziogas che ancora una volta corre a rubare le birre all’elefante!
Ci fermiamo esattamente nella stessa stazione di servizio dello scorso anno dalle parti di Thurmansbang, stessa serie di birre, menu leggermente diverso ma stesso concetto: gambe sotto al tavolo e brindisi!
Pieno di benzina e si attacca la buca!
Uscendo dall’autostrada ci addentriamo nelle colline della Bayerischer wald, la foresta bavarese. Le strade sono ancora pulitissime e ancora riconosco le strade protagoniste della terribile andata del 2007 e del difficile ritorno del 2008, quasi le saluto tra me e me con un sorriso e proseguo felice.Solo un paio di curve sono leggermente scivolose ma non ci danno problemi, le strade sono perfette e la neve nei campi risalta ancor piu’ che in autostrada creando una luce bellissima anche se il cielo non è proprio sereno.
Non so perchè, ma il pensiero di tornare in albergo a dormire svanisce automaticamente in mezzo allo splendore di quello che ci circonda e allo splendore di noi che lo attraversiamo in moto. Incrociamo qualche moto che lascia la buca e i saluti di rito mi caricano ancora di piu’, “Ci siamo. Ce la facciamo!”Arriviamo a Solla e l’ equipaggio della ZiogasMobile di turno, deve abbandonare l’auto all’imbocco della stradina per LOH perché sono ammessi solo mezzi con due, al massimo 3 (i sidecar) ruote.
Seguiranno quindi un po’ di viaggi a piedi e in moto per recuperare tutto quello che il Cusso è riuscito a infilare nell’auto. Solamente la slitta (!) non viene saggiamente scaricata, anche perché non c’è neve sulla strada e sarebbe solo un ulteriore ingombro.Arriviamo alla buca e mi lascio andare ad un grido di gioia liberatorio urlato alzando le braccia al cielo, abbraccio Fred e Clark che sorridono forte. Pacche sulle spalle e ancora grida con il pugno alzato in segno di vittoria.
Anche Clark ha raggiunto la tana dell’Elefante e sono sicuro che il primo pensiero che gli ha rivolto è stato: “Mi hai rotto i coglioni, non me ne frega un cazzo”, però sorride.
E’ felice come noi.
La temperatura è buona, non nevica, ma la buca è comunque un misto di neve, fango e paglia e c’è un sacco di gente.
Ora che siamo arrivati e che vorremmo magari riposare un po’ inizia invece la parte più difficile: la preparazione del campo.
Ci iscriviamo, ci facciamo allacciare il bracciale che permette di entrare nel recinto, ritiriamo l’ambitissima medaglietta e dopo avere atteso Cusso e Lorenz con spesa,tenda, pentola per la polenta, treppiede per la pentola e fatto un paio spole in moto fino all’auto per completare il trasbordo vettovaglie (ma quanta roba si sono portati dietro??) cominciamo a perlustrare la buca con tante di quelle borse della spesa che sembriamo appena usciti dall’Eesselunga.
Il fumo provocato dalle centinaia di falo’ e che avvolge la buca col suo caratteristico colore grigio-azzurrognolo penetra immediatamente nei
nostri vestiti, nei capelli e in tutto ciò che ci portiamo dietro ed è il primo e caratteristico benvenuto all’Elefantentreffen.Attorno a noi le solite, incredibili tende con stufe dentro, grigliate improvvisate ed altre tecnicamente perfette, motociclisti e moto di ogni tipo,
tende montate alla meno peggio e tende a casetta perfette. Un vero accampamento. Dopo un breve vagare troviamo uno spazio per la nostra tenda (la tenda da otto acquistata dal Cusso via internet due giorni prima della partenza)
a pochi metri dal punto in cui piantammo le tende lo scorso anno e davanti a noi si erge una tenda a casetta perfetta: Stufa dentro, tavolino e sedie fuori. E’ una famiglia! Padre, madre, uno o due bambini e sono li’ in vacanza proprio come molti di noi d’estate al mare. La differenza è che, oltre a non esserci il mare, li i gradi centigradi si contano dallo zero in giu.
Mentre montiamo la tenda tutti assieme il Clark dice che a lui non gliene frega un cazzo e che domani non avrebbe smontato niente e se ne sarebbe andato lasciando li’ tutto , Fred ed io non possiamo che condividere il punto di vista ma rimandiamo alla situazione meteo dell’indomani eventuali scelte logistiche e andiamo a prendere legna e balle di paglia che si trovano all’entrata, peccato che una volta raggiunto il punto di distribuzione notiamo con amarezza che di paglia non ce ne è nemmeno piu’ un filo.Pazienza, prendiamo due fascine di legna che è sicuramente stata segata da poco (da qui il fumo che ne esce bruciandola, ma soprattutto il suo peso) e andiamo verso la base dove gli altri stanno organizzando il lo ZioBivacco.
Una volta montata la tenda ci rendiamo conto che il picchettarla sarebbe stata l’azione più difficoltosa; infatti il ghiaccio ricopre la terra ed i pochi punti dove affiora questa è completamente gelata. Pianteremo i picchetti usando i tronchi di legna appena acquistati come mazze da baseball, e questo rivelerà le operazioni di spicchettaggio come qualcosa di tecnicamente impossibile.Qualcuno elemosina, ma piu’ propriamente ruba, della paglia dagli accampamenti vicini e come da classico spirito dell’Elefantentreffen i nostri vicini che hanno dei gran bei sidecar, arrivano da Ferrara e sono in partenza, ci lasciano il loro accampamento che è un miracolo di architettura campestre:
Una specie di divano a semicerchio, tutto in legno, con seduta in polistirolo, poggiaschiena inclinato e tavolino angolare incorporato.
Sotto alle varie panche del divano almeno un quintale di legna già tagliata, uno scatolone di pane ferrarese, mezza colomba (ole’), delle salamelle, mezza scatola di ciccioli frolli (di cui il Triv va particolarmente ghiotto e finisce in un paio di nanosecondi),un tagliere in legno e naturalmente un po’ di birre da bere in fretta perchè devono riportare i vuoti indietro.Dividiamo quella manna con altri ragazzi italiani e un paio di tedeschi che verranno odiati a morte (si fa per dire, ma neanche tantissimo) perchè molto portati a stare seduti tutto il tempo nell’unico punto attorno al fuoco dove non arrivi il fumo. Tuttavia questa evidente paraculaggine non li escluderà dalla polenta cucinata dal Cusso dopo ben due tentativi.
Eh si, la polenta!
Eh si, due tentativi!
Succede che alle cinque, causa forse la stanchezza,l’eccessiva attività fisica, o quel che si vuole cominciamo tutti ad avere una fame da lupi e il
Cusso, dopo un paio di inutili tentativi di rimando dell’attività, cede e comincia a tirarsi su le maniche: sul magico treppiede, che ricorda un po’ le scene dei vari film western, viene agganciata la catena ed attaccata la pentola con l’acqua.
Questo per ben tre volte.
Tre volte perchè il paiolo è stato rovesciato due volte appena prima di metterci dentro la farina. La prima volta a causa del Cusso che nella foga ha
dato un calcio al treppiede facendo crollare il tutto fortunatamente non sul
fuoco (che all’elefanten è sacro come nei piu’ importanti templi dell’antica Grecia), la seconda volta perchè uno degli usufruttuari dell’accampamento ha lanciato la cicca di sigaretta direttamente dentro al paiolo con una precisione insperata.
Come penitenza è stato naturalmente mandato a riempire la tanica d’acqua in fondo alla buca. E’ riemerso dopo piu’ di un’ora sbronzo da fare paura ed appena in tempo per mangiare la polenta col formaggio.
Probabilmente doveva avere fatto molte tappe nei due imbiss (termine che nella normalità indica dei piccoli bar e che nella buca identifica un paio di bar itineranti come quelli che si trovano di notte negli incroci a Milano) e negli accampamenti dove tutti offrono tutto.
Si mangia a quattro palmenti e la polenta col formaggio riscuote un successo grandissimo e sicuramente meritato. Si mangia tutti attorno al fuoco dove si sta splendidamente, ma non appena ci si allontana di qualche metro per prendere anche solo una birra, si gela.Cala il buio e sale la magia della notte dell’ElefantenTreffen.
Come da regolamento la buca si illumina di falo’, bengala e di fuochi d’artificio sparati a casaccio.
E’ difficile pensare di allontanarsi dal fuoco per entrare nel frigo ad otto posti che noi chiamiamo tenda perchè fa abbastanza freddo
(di notte arriveremo attorno ai 6/8 gradi sottozero) ma la stanchezza comincia a farsi sentire. Quello che è incredibile e bello nella buca è il senso di amicizia, viene da dire fratellanza, assoluta che non risparmia proprio nessuno.
Ricordo che, non appena ereditato quello splendido accampamento che ci ha fatto compagnia per meno di 24 ore, mi sono presentato ad un centauro di Genova, Fabio mi pare si chiamasse, e mi sono reso conto solo dopo un po’ di come la formalità della presentazione sia stata una mia stupida necessità dettata dall’abitudine.
Nella buca i nomi non contano.
Se qualcuno arriva a sedersi al tuo fuoco gli dai quello che hai e non reagisci col classico ” e tu cosa vuoi?” col quale lo accoglieremmo nella vita di tutti i giorni. E’ lo spirito dell’Elefante!
Dal buio compare uno dei Germy Tuscany (un motoclub di Piombino, bravi. CAZZO SI ! BRAVI! ) con un polpo infilzato in un forchettone chiedendo chi
ne voglia un po’! io ne strappo un pezzetto e lui insiste dicendo di prenderne di piu. Bene, ne prendo di piu’ e lui insiste dicendo di prenderne ancora.
Finisce che il Lorenz se lo trovi praticamente tutto in mano e si metta a tagliarlo ed offrirlo a tutti quelli che sono attorno al nostro fuoco.Ed inizia a nevicare. Inizialmente il sottoscritto, sicuramente a causa della polenta, delle salamelle, ma soprattutto a causa del vino e della grappa scambia i fiocchi per cenere che il vento solleva dalle centinaia di fuochi presenti nella buca. Per l’amor di Dio, magari un po’ di cenere c’era ma quella era neve!
Bei grossi fiocchi di neve e ci vuole poco a ricordare il dramma della sveglia dello scorso anno, ma ecco che magicamente una birra e un ulteriore giro di grappa lo fanno dimenticare benissimo ed alla spicciolata, verso le undici di sera, ci si avvolge nei sacchi a pelo per coricarsi e dormire.
Fa un freddo cane.
Non so gli altri, ma io sono andato a letto con calzamaglia, jeans, due paia di calze tecniche, due paia di magliette tecniche e un pile pesante e
nonostante questo abbigliamento da battaglia al mattino i piedi erano belli freschi.
Di fatto non ci si addormenta, ma si sviene.
Lo fa anche il Fred, ma non prima di avere acceso la motosega che vive dentro di lui e che si accende quando dorme.
La notte avvolge il campo in un silenzio magico, interrotto solo dalla motosega del Fred il cui rumore pero’ soffoco con i tappi per le orecchie
.Solo qualche falo’ rimane acceso.
La mattina ci si sveglia quasi tutti contemporaneamente.
Ho ancora i tappi nelle orecchie e questo mi salva dal sentire il Clark che dice probabilmente qualcosa del tipo “Non mi rompete i coglioni, a me non me ne frega un cazzo” oppure il Lorenz che ruggisce il buongiorno direttamente dallo stomaco, o il Cusso che mi chiede le ore tre volte (ho i tappi nelle orecchie!!!).
Sono comunque le sette e l’eroe dei Germy Tuscany, che è stato davanti al loro fuoco tutta la notte e lo ha tenuto acceso, bofonchia al Fred
(che ha finalmente spento la motosega e ha fatto capolino fuori dalla tenda) “O vieni a scaldarti un pochino al foco!”.
Fa veramente un freddo becco, ma non appena rientrati un po’ in temperatura grazie al fuoco degli amici toscani, attacchiamo le operazioni
di smontaggio della tenda e tutti,nessuno escluso, partecipiamo alle operazioni di movimento ed evacuazione piu’ rapide della storia del motociclismo.
Efficienza tra le efficienze, in meno di un’ora lo Ziogas è pronto a partire.
O meglio, in meno di un’ora lo Ziogas è pronto ad arrancare fino alle moto!
Carichi come muli usciamo dalla buca e Fred, Clark e io arriviamo alle moto (ma le avevamo parcheggiate davvero cosi’ lontane?) e Cusso e Lorenz vanno fino all’auto.
E’ il momento della verità, il momento che tutti all’ElefantenTreffen temono di piu’ che va oltre la preoccupazione del ghiaccio sull’asfalto o del freddo patito la notte: l’accensione della moto il giorno della partenza.
Infilo la chiave nel quadro, metto in folle, apro l’aria a stecca, faccio fare alla chiave il classico quarto di giro e premo il pulsante dell’avviamento.
La moto parte prima un po’ in sordina, poi pian piano il motore prende corpo e sale di giri. La lascio andare cosi’… esultando tra me e me.
Tutte le moto partono senza problemi e ci sono 5 gradi sotto zero. Siamo preparati.
Si parte.
In base alle informazioni meteo che sono praticamente un’ossessione ci imponiamo un ritmo di viaggio abbastanza pesante, pause di venti minuti al massimo rifornimento compreso.
Si pranza, forse, dopo che abbiamo scavallato il Brennero.Come inizio facciamo circa quaranta chilometri lasciandoci il raduno degli elefanti alle spalle senza grossi problemi anzi, senza nessun problema e
ci fermiamo nell’autogrill che ormai conosciamo bene in quanto tappa fissa all’andata, appena prima dell’attacco finale alla buca.
Una colazione sostanziosa (Dio se serve!), acqua e bagni puliti e caldi sono un bel modo per iniziare il viaggio, ma appena prima di ripartire il Lorenz mi dice che secondo lui ho l’anteriore un po’ sgonfio e si offre di assistermi nel gonfiaggio.
Il controllo degli pneumatici è una cosa molto semplice, ma garantisco che quando fa molto molto molto freddo è una operazione dura perché ti fa congelare le mani, assolutamente necessarie per guidare.
Caso vuole poi che il manometro che regola il compressore della stazione di servizio non faccia proprio onore alla famosa tecnologia tedesca e si incanti nella fase di pompaggio.
L’impianto continuerebbe a gonfiare il mio anteriore fino al decollo, ma il Lorenz lo stacca dalla valvola e lascia che sfoghi la sua ira nell’atmosfera.
“Chissà che pressione ho adesso?” dico.
Il Lorenz non si fa scomporre piu’ di tanto e tocca con consapevolezza chirurgica la gomma, dopodichè pronuncia la diagnosi “Cazzo, è dura come il marmo. magari la sgonfiamo eh?”.
“Eh…magari”.Con maestria che solo il motociclista estremo riesce ad avere, il Lorenz sgonfia la mia gomma, doma il manometro teutonico impazzito e controlla nuovamente la pressione.Sia lui che io leggiamo il numero che la lancetta del quadrante indica e non abbiamo dubbi: Come sotto indicazione di un maestro di canto comparso all’improvviso, esclamiamo all’unisono: “DUE! PERFETTO!”.
Si riparte
Prossima prevista tappa: Monaco. Continuiamo a ripeterci che dobbiamo “scollinare” il Brennero nel primo pomeriggio e comunque con la luce. Gli Sms che ricevo da chi sta in apprensione in Italia danno come previsione neve al ritorno.
Beh…figuriamoci se le previsioni ci azzeccano!
Mai state cosi’ precise.
A Monaco, come da pronostico, ci fermiamo alla prima stazione di servizio che è costellata di moto, soprattutto italiane, ferme al rifornimento o anche solo per fare riacquisire al proprio cavaliere una temperatura quantomeno umana.
IL tempo è freddissimo, ma soprattutto terribilmente umido ed entrati nella stazione di servizio mi rendo conto che sto tremando come una foglia, il Clark (tutti sappiamo cosa sta pensando) confessa di avere brividi ovunque.
Un centauro di Genova si sente male a causa del freddo, ma poi si riprende.
Facciamo il pieno di benzina, ognuno fa nuovamente e a modo proprio il pieno di energie. Io trangugio letteralmente una barretta di cioccolato al latte di cm 10×10 (e non vado proprio matto per il cioccolato) e una tazza maxi di caffè caldo i cui benefici sono quasi immediati.
Di nuovo in sella e via ancora sull’autostrada!
Il vento a Monaco ormai, dopo tre anni, non è nemmeno più una sorpresa ma mi sembra che abbia un effetto strano sul mio anteriore perché lo sento particolarmente alleggerito.
Do la colpa agli pneumatici nuovi, al fatto che sono praticamente 1000 Km che non faccio curve importanti e che si va sempre dritti, al freddo, ai moffoloni sul manubrio, al colore del casco, all’adesivo dell’autostrada austriaca, alla macchina del Cusso che mi taglia l’aria , al Clark che mi resta dietro a protezione per tutto il viaggio, ai problemi di lavoro del Fred,
ma non riesco realmente a spiegarmi come mai senta l’anteriore cosi’ leggero.
Vabe’.
Ci lasciamo la Germania alle spalle ed entriamo baldanzosi in Austria, dove un bel sole ci accoglie regalandoci un po’ di tepore e dove ci mettiamo in posa, mentre si viaggia, per farci fare ancora qualche foto dal Lorenz.I pochi chilometri di autostrada austriaca scorrono piacevolmente, ma guardando bene le montagne verso l’Italia si vede chiaramente che le vette di confine fanno da barriera ad un esercito di nuvoloni grigi che non promettono nulla di buono; salendo verso il Brennero infatti prima ci vengono incontro dei fiocchi di neve isolati che stonano un po’ in mezzo a tutto quel sole e dopo pochi minuti sono invece perfetti quando il sole scomparirà definitivamente.
Sul Brennero la neve comincia ad attecchire sul manto stradale e la visibilità crolla di colpo.
Ogni tanto bisogna levare la neve dalla visiera e bisogna stare attenti alle auto che frenano all’improvviso.
Grazie al cielo è domenica ed i mezzi pesanti non circolano tranne qualche eccezione.
I cartelli indicatori recitano “Nevicata fino ad ALA/AVIO”, porca miseria è oltre Bolzano! Vuoi vedere che l’Elefanten ci ha fatto lo scherzone
e ha telefonato al cugino italo-austriaco per accoglierci a dovere ?
Fortunatamente scendendo di quota la neve, pur non smettendo di cadere anche abbastanza copiosamente, non attecchisce sull’asfalto
che di fatto rimane solo bagnato e ci permette di ripartire a una velocità decente.
Mancano ancora un sacco di chilometri ma, anche forte della presenza rassicurante della ZiogasMobile, mi sento a casa.
Il nevischio ci accompagna durante tutto il viaggio, la visibilità è veramente pessima e si fa veramente fatica a viaggiare, soprattutto bisogna stare attentissimi alle auto che costellano il rientro sulla A4 e i cui occupanti, ne sono sicuro, si chiedono cosa ci facciano in giro certi furiosi in moto con un tempo del genere ed in questa stagione.
Ci fermiamo ancora una volta all’imbocco della A4 per l’ultimo rifornimento e gli ultimi saluti, dopodichè procederemo ancora in formazione ma dalle parti di Milano le nostre strade si divideranno.
Il posto dove ci fermiamo è esattamente lo stesso dello scorso anno, solo che nevica forte e siamo in anticipo di 4 ore rispetto alla spedizione del 2008.
Grandi abbracci, grandi complimenti a tutti e dopo un ulteriore caffè caldo e una fetta di torta, si riparte.
Destinazione, finalmente, casa.
All’uscita di Milano Certosa mi fermo ancora per farmi dare dal Lorenz e dal Cusso le borse della moto che hanno fatto il viaggio comode comode in auto.
Ancora abbracci, ancora complimenti e sorrisi e ora siamo arrivati davvero.
La guida in città, con tutte quelle curve, le rotonde e gli incroci ancora mi fa sentire qualcosa di strano sull’avantreno: lo sento leggero e lo sento ancora piu’ leggero quando infilo la discesa che porta diritto al mio box, davanti al quale mi fermo e spengo finalmente la moto che, una volta tolto casco e passamontagna, ringrazio con un bacio ad occhi chiusi e una carezza sul serbatoio.
Anche quest’anno è fatta.
Il giorno dopo porto la moto dal meccanico per una rinfrescata dopo il viaggio nella terra degli elefanti e mentre si chiacchiera su come sono andate le cose mi viene in mente il problema della leggerezza dell’anteriore.
Il buon Max, il mio meccanico di fiducia, estrae dalla tasca il manometro elettronico portatile, toglie il tappino dalla valvola dello pneumatico, accende l’ordigno, lo infila nella valvola e osserva…quasi impallidisce.Credo abbia rischiato l’infarto.
La pressione dell’anteriore segna 4.5! DOvrebbe essere 2 e il costruttore dichiara che al massimo può sopportare 4 mbar.
Ho rischiato lo pneumatico ( e la vita) praticamente ad ogni buca presa e ne ho prese tante. Ma tutto è bene ciò che finisce bene, in fondo uno Ziogas mette l’avventura e l’inoscienza anche nei più piccoli dettagli.
Epilogo:
Aprica
Esattamente una settimana dopo l’arrivo a Solla.Sono seduto sulla poltrona e guardo fuori proprio come quando il mese scorso mi godevo il tepore della mansarda e sentivo l’Elefanten 2009 molto lontano dalle mie aspirazioni. La vista fuori dalla finestra è parzialmente ostruita dalla neve che non smette di scendere e io sono tranquillo, al caldo e guardo le piste di sci dove qualcuno oggi ha voglia di avventurarsi.
Io proprio no o almeno non ora.
Penso che una settimana fa sono partito per andare a trovare l’elefante con due persone semisconosciute, siamo stati assieme tre giorni e durante la maggior parte del tempo di quei giorni non potevamo parlare perchè si era in moto, con passamontagna e casco.
Mi mancano.
Nella buca siamo arrivati con Cusso e Lorenz che, anche se venuti in auto, sono stati parte viva della spedizione e senza i quali questo Elefantentreffen sarebbe sicuramente stato diverso.
Penso che tutto ciò che ho passato è lo spirito vero dell’Elefante, che quest’anno forse non ha voluto infierire e ha lasciato finalmente arrivare il Clark, che al terzo tentativo ha conquistato una delle medaglie piu’ ambite da un centauro che ami definirsi tale; Elefanten che ha accolto ancora una volta il Fred e tutto lo Ziogas (comunque sempre presente nella terra di LOH) coccolandolo tra le zanne; Elefanten che ha ancora una volta graziato la mia caparbietà di appassionato motociclista.Fuori ha smesso di nevicare da poco, ma potrebbe tranquillamente ricominciare fortissimo.
Ecco di cosa sono certo. Ripartirei.
Adesso.

ZioReport ,

Io martedi’ sera vado al blues bikers a farmi una birra. anche da solo.

Inutile dire che ci troviamo a organizzare qualcosa tanto è una stronzata.
Ci vediamo, ci spacchiamo di birre e di cibo (per chi non ha mangiato) e diciamo la solita vagonata di stronzate mentre qualcuno masterizza CD.
Magari ci scappa che ci si metta d’accordo su un giro sulla Martesana, che nel frattempo diventa il Danubio (DONAU!). Magari viene fuori che la Nuova Caledonia esiste davvero e ZC porta le prove (naaaaaaaaa)
Cusso forse porta il paiolo per la polenta. Ludo viene in auto. Fred lascia i documenti in ufficio, io porto mia figlia e Clark dice che non gliene frega un cazzo.Questi sono i presupposti.
Dopo la pulizia dei denti, dalle 20 e 30 in avanti. Al Blues Bikers Martedi’ 3 Marzo 2009.
Io ci vado, anche da solo. GHENAU!

ZioBirra, ZioEventi

…lontane dune del vento

All’orizzonte di quelle duneci sarebbe stata sempre un’altra oasi,per ripararsi durante una tempesta,o per riposare e bere in compagnia.Quell’orizzonte aperto sarebbe stato sempre lì, un invito ad andare..
di Charles, Corto Maltese e altri gentiluomini di fortuna

ZioFilosofia

ZIOBIRRA?

Chi mi fa compagnia Giovedi al Blues??

ZioBirra, ZioEventi

in viaggio su due ruote

Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso.In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV.
Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice.In moto la cornice non c’è più.Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei piu uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente.E’ incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata.

ZioFilosofia

Come ho conosciuto l’Elefante (quando non ero ancora ZioTriv)

Milano – Gennaio 2007Premessa:
L’ElefantenTreffen è un raduno motociclistico internazionale che si tiene l’ultimo fine settimana di ogni gennaio a Solla, paesino sperduto 180 Km a nordovest di Monaco di Baviera, vicino al confine Ceco. Da piu’ di cinquant’anni

Preparativi
L’idea nasce naturalmente da una sbornia estiva. Doveva essere ferragosto.
Mesi di informazioni via internet, un po’ di organizzazione “fai da te” piu’ l’ausilio del meccanico (gli fischieranno parecchio le orecchie in questi giorni) e vai che si parte. Ivano e Nino, di Aprica (SO), con due bellissime BMW GS e io col mio Yamaha XT 600 tarocched version: serbatoio da 23 litri, smarmittone Arrow da fucilazione e moffole! Si, orrende moffole coprimani che mi hanno salvato dal congelamento totale delle falangi, anche se il merito va anche alle bustine autoriscaldanti. Quest’ultima è stata una grande idea applicata anche ai piedi! (Consiglio entrambi gli accorgimenti per affrontare l’Elefante).
Spray al Silicone spruzzato ovunque su telaio e parti in plastica perché avevo letto, e poi verificato, che oltralpe sulle autostrade buttano sale a manetta. Il primo esito del trattamento con lo spray è stato un aspetto lucido bellissimo della moti*. Il secondo esito è stato quello di salire in sella da una parte e scivolare automaticamente dall’altra perché il serbatoio tra le ginocchia era scivoloso “uso anguilla ingrifata”. Grazie al cielo avevo risparmiato dal trattamento la sella (!)
Il terzo aspetto è stato quello di non riuscire assolutamente ad attaccare il bollino dell’autostrada austriaca. (l’avevo spruzzato proprio dappertutto!). Comunque…. la storia del sale in strada è proprio vera, ma non servirà a non fare creare una coda ininterrotta di auto da Innsbruck a Monaco. Causa, naturalmente, neve….vabe’.Partenza
Ci si trova venerdì 26 a Colico (LC) alle nove e mezza perché “si fa il Maloja e si risparmia un sacco di strada” questa è la notizia del giovedi’ sera che proviene da uno dei due miei compagni di viaggio. Bon! La notte prima della partenza dormo come un ghiro forte della mia incoscienza. Sveglia alle 7.30 preparazione:Ai piedi due paia di calze tecniche
Calzamaglia tecnica
Calzoni in cordura con imbottitura e protezioni al ginocchio (che servono anche a riparare dal vento!)
Una maglietta in lana
Una maglietta tecnica
Un pile pesante
Giubbotto da moto invernale.
Passamontagna wind stopper
Casco (integrale!)
Guanti invernaliLe previsioni danno bel tempo (si si , ma li pagano?) da Milano fino al Brennero. A Milano il mattino è nuvoloso… parto. La prima fermata la faccio dalle parti di Civate (LC) per fare il pieno. Trovo tre chiamate di Ivano e lo richiamo al volo: Cambio di programma!. Il Maloja era pulito fino all’una di notte poi ha cominciato a nevicare a nastro e la strada in moti è impercorribile.
Si fa il passo di Aprica (SO) e poi il Brennero, quindi non ci troviamo piu’ a Colico ma ci vediamo piu’ in su, a Morbegno (SO).
Nel frattempo anche nei pressi di Civate comincia a nevicare. Metto l’antipioggia e riparto. Appena dopo Colico incrocio due personaggi in moti che mi salutano. Non sono l’unico matto a viaggiare con quel tempo e quel freddo, penso. Realizzo dopo qualche decimo di secondo…SONO LORO! I due avevano capito che al momento della telefonata fossi già a Colico (invece, quando ci siamo sentiti, per arrivare a Colico mi mancavano ancora 40 km) e non vedendomi arrivare si sono preoccupati e mi sono venuti incontro. Mi fermo. Tornano indietro. Si parte assieme. Ivano davanti col navigatore, io in mezzo e Nino dietro a chiudere il “gruppo”.
Dopo qualche Km Nino decide di starmi davanti perché dice di non sopportare il rumore della mia marmitta. Lo capisco.
Piove misto neve, visibilità terribile quasi zero. Spesso bisogna staccare la mano per pulire la visiera e spesso si viaggia con la visiera aperta (!). Dietro ai camion, di cui è farcita la SS38, la visibilità è pressochè nulla. Si sale verso Aprica (1220 m s.l.m.) , e si cominciano a mettere i piedi a terra sui tornanti. La strada è sporca. Il corso principale di Aprica altrettanto e si fanno le prima sbandate. I miei due compari viaggiano piu’ spediti e io perdo il contatto, ma ci troviamo a Edolo (BS) . Caffè americano bollente e via verso il Brennero (pensavo). Mi dicono subito: EH NO! SI FA IL TONALE! RISPARMIAMO UN BEL PO’ DI STRADA! E POI CHE NOIA TUTTA AUTOSTRADA! Non riesco nemmeno a replicare e poi sono in minoranza!…si sgonfiano gli pneumatici posteriori (questa l’avevo letta anche su internet e comunque mi sembra una idea sensata) e… “ALE’, MOTI!” Si attacca il Tonale. Intanto è già mezzogiorno.
Arrivati in cima al passo, dopo qualche chilometro di delirio su strada sporca o innevata percorsa al massimo in seconda e senza pensare mai di piegare in curva, ci si ferma per mettere le fascette (quelle autobloccanti che servono per fissare cavi elettrici e per mille altri usi) alle gomme posteriori…a mo’ di catene. Nevica forte. Le persone che ci vedono non credono ai loro occhi, qualcuno addirittura ho sentito che diceva che non avrebbe sciato, visto il tempaccio. Qualcun altro ci fa i complimenti. Io nel frattempo sbaglio a mettere le fascette e le metto dalla parte liscia (come dire, per scendere dal passo ho messo su le gomme slick!), ma poco importa: Ivano che è davanti a me e che invece le ha messe bene le perde quasi tutte dopo un metro. Le altre le trovero’ piano piano lungo la strada e mi indicheranno che sto seguendo il percorso giusto…(cfr. La storia di Pollicino). Nino passa una corda attorno al copertone e probabilmente tra tutte le improvvisazioni è quella che fornisce il risultato migliore. E si riparte. In prima marcia con giu’ i piedi e con le auto e i pullmann che ti sorpassano increduli. Dopo 3-4 Km la situazione migliora e si possono tirare su i piedi e ingranare altre marce oltre la prima. Smette di nevicare e attorno a noi è tutto completamente ricoperto di neve. Puntiamo verso Bolzano facendo una bella cavalcata con un tempo cosi’ cosi’ e poi affrontando il passo (e tre) della Mendola (1363 m s.l.m), tra Trento e Bolzano che è si abbastanza pulito, ma ghiacciato. Anche qui scordarsi il freno anteriore e a passo d’uomo (almeno io).
Nei pressi di Fondo (TN), Ivano si becca un multone con –4 punti sulla patente perché ha sorpassato un/una impedito/a in centro nel paese, io nel frattempo mi accorgo che scendere dal tonale coi i piedi a terra mi ha procurato una bella infiltrazione d’acqua nei doposci che indosso. Non me ne ero accorto perché avevo i piedi gelati! Apro il bauletto e scopro che la bomboletta del “fast” ,causa ignota, ha riversato tutto il suo contenuto nel bauletto (@*XX # !) , pazienza! Cambio calze e scarponi (ne avevo un paio di ricambio, yeah!), metto gli antipioggia ai piedi e si riparte. La sensazione di asciutto ai piedi ed il loro rientro in temperatura umana è una sensazione piacevolissima e torna la motivazione!.
Finalmente arriviamo a Bolzano, sono le 16….solo il tempo di un panino, una birra, il pieno di benza e il bollino dell’autostrada austriaca (che come già detto, causa silicone, non riesco ad attaccare alla moti e tengo nel portafogli) e si fa il Brennero (1360 m s.l.m.). Si viaggia abbastanza bene e alle 17 siamo in Austria in ritardo terribile sulla tabella di marcia, le speranze di arrivare a Solla in serata sono definitavamente andate. Inizia a nevicare nuovamente e tra sale e spruzzi delle auto e dei numerosi camion, che a causa del ghiaccio rallentano sempre di piu’, non si vede nulla e viaggio spesso con la visiera alzata. I fiocchi di neve non sono intensissimi e grossi, ma piccoli e gelati e quando ti beccano l’occhio (praticamente ogni cinque/dieci secondi) sono dolori. Nino il saggio ad un certo punto decide che è il caso di non rischiare perché l’asfalto è una lastra di ghiaccio (alla faccia del sale) e usciamo dall’autostrada. La neve sulla rampa di uscita non promette niente di buono, infatti incappiamo non tanto in un paese quanto in un agglomerato di case dove l’unica indicazione “Zimmer” porta , attraverso una stradina completamente innevata, al nulla. La percorriamo con giù i piedi, arriviamo al nulla e torniamo indietro; si rientra in autostrada per uscire alla uscita successiva.
Questa volta il paese è carino (chissà come si chiama!), facciamo un paio di km su strada sporca che mi concede al massimo di mettere la terza e ci fermiamo. Mentre curo le moti, gli altri trovano una Guesthouse veramente accogliente (mi avevano detto che era tutto completo e che avevano trovato posto in un campeggio, ‘sti due farabutti!). Parcheggiamo e ci ingozziamo di goulaschsuppe, bratwurst, crauti, patate saltate e birra. Fuori nevica ma molto poco, il termometro di Ivano segna –12 Completamente lesso a fine pasto crollo letteralmente sul mio letto.Al mattino sveglia alle nove. Decisamente troppo tardi . Fuori nevica piano, ma poi aumenta di intensità e insieme ai centimetri di neve sale anche la preoccupazione del viaggio che ci aspetta. Dopo una colazione sostanziosissima le moti dei miei due compagni partono al secondo-terzo colpo. La mia non parte proprio. Fortunatamente ho i cavi e dopo circa quaranta minuti, grazie ad un indigeno che è arrivato trattore munito (e non ha voluto una lira) la moti si avvia e si parte.
Come da regolamento nel giro di qualche centinaio di metri, perdo gli altri due (nel senso che mi staccano….). Sarà, ma guidare sulla neve mi fa una fifa blu e vado pianino pianino…
Arrivo in autostrada e, malgrado tutto il sale di questo mondo, la trovo quasi completamente bloccata da una colonna di auto che avanza lentamente per la neve. Lentamente eh….praticamente sono fermi!. Proseguo facendo slalom tra le auto…Sarà cosi’ fino a Monaco, ma è presto, troppo presto per poter parlare di Monaco; infatti la moti soffre l’acqua (o neve sciolta che sia) che le auto spruzzano quando si muovono e che tiro su con la ruota anteriore e la poverina tende a spegnersi. Anzi, non è che tende, si spegne proprio.
Accosto disperato sulla corsia d’emergenza e mi parcheggio nella neve. Mando un sms a Ivano (che ha il telefono spento) :” Sono fermo a 5 km da Jenbach “e provo a chiamare Nino (che ha credito per due euro)..aspetto circa un quarto d’ora mentre guardo le auto che passano piano piano, sento il suono di una sirena alle mie spalle, mi volto e vedo arrivare un’auto della polizia (salvezza?) mi fanno cenno di spostarmi, spingo la moti di lato e mi passano con un sorrisino ironico e scuotendo la testa.Riprovo ad accendere e la moti riparte.
Felicità!
Nevica di brutto ed ogni volta che facendo slalom vado sulla neve marcia per superare la colonna la moti tende sempre spegnersi. E si spegne (e due). Attendo, riparte.
Sto un po’ in colonna a farla riposare al minimo. La gente dalle auto mi guarda incredula, qualcuno mi saluta e mi fa il segno col pollice alzato, qualcuno addirittura mi fotografa (si fa anche allo zoo, giusto?) Decido di darmi una mossa e supero la colonna sulla destra, nella neve, a passo d’uomo. La coda ogni tanto sembra scomparire gradualmente e magicamente e io riesco a mettere la terza fino a quando i pannelli indicatori segnalano STAU (coda) e dopo poche centinaia di metri tutti di nuovo fermi. Durante uno di questi intervalli di marcia “veloce”, con la coda dell’occhio, vedo due rapaci (ma potevano tranquillamente essere corvi) fare un paio di evoluzioni controvento e scomparire in picchiata giu’ dal viadotto, mi distraggo. Torno con lo sguardo sulla strada e vedo le macchine ferme. Riesco a fermarmi scalando di botto e frenando col freno posteriore ma rischio di tamponare un auto. Una volta fermo grido nel casco fortissimo “CHE PAURA! CHE PAURA!” .
E si riparte sorpassando sulla destra la colonna. Cosi’ avanzando raggiungo un autogrill dove trovo un po’ di aspiranti elefanti tra cui due ragazzi di Novara che tremano letteralmente dal freddo e che mi dicono che vogliono abbandonare.
A uno quasi scendono le lacrime sia dal freddo che per lo sconforto. Lo capisco, comincio ad avere freddo anche io!
Sarà strano ma le le pause mi hanno provato piu’ che viaggiare e non mi va di stare li’ fermo. L’autogrill è inoltre strapieno di gente. Dopo cinque minuti provo a chiamare Nino al telefono, risponde! Sono fermi ad aspettarmi all’autogrill dopo il mio. Monto in sella e riparto per raggiungerli. Dopo nemmeno un Km la moti si ferma di nuovo ed è allora che lo sconforto cominicia a raggiungere il livello che mi porterà a pensare per la prima volta ad abbandonare l’impresa. Si fermano due ragazzi di Lucca gentilissimi e con due moti da strada, dico loro che se per caso trovassero due motociclisti con due BMW GS al prossimo autogrill…beh…sono i miei compagni di viaggio e gli chiedo di avvisarli che sto andando a singhiozzo. Non sarà necessario! Dopo cinque minuti la moti riparte (basctarda!) e io con lei.
Arrivo all’autogrill dove trovo Nino e Ivano, che hanno lasciato le moti sulla strada per farmi capire che sono li’ fermi, e sono congelato e affranto. (Ivano descrive oggi la situazione con questo sms : “Avete mai visto UNO, mezzo congelato, che cerca di ipnotizzare una scodella di caffè bollente in mezzo ad una tempesta di neve in austria? Noi l’abbiamo visto!”)
E’ cosi’. Sono stato un quarto d’ora davanti alla tazzona di caffè pensando di mollare il colpo. Non appena detta la mia intenzione la reazione dei miei compagni di viaggio è stata immediata: “ti abbiamo aspettato fino ad ora e non ti molliamo. Piuttosto ti leghiamo alla moti con una corda e ti tiriamo”.
Faccio il pieno, incontriamo un signore italiano che ci chiede dove diavolo stiamo andando con quel tempo e, dopo averci fatto i complimenti e averci incoraggiati, ci dice che verso Monaco la situazione migliora (pur di continuare si crede a tutto!) e ripartiamo. Ivano dice che se ora andiamo senza fermarci ad una media di 100/120 Km/h riusciamo ad arrivare alla buca prima che faccia buio. ALE’ MOTI! Si va!
Ancora neve.
Magari come intensità di nevicata non è forte, ma andando anche solo a novanta all’ora ti incrosta la visiera assieme al sale e non si vede niente. Si alternano quindi tratti con la visiera alzata e, quando le cornee sono allo stremo, con la visiera abbassata e pulendola con la mano molto spesso.
Finalmente, proprio come il simpatico tipo ci aveva “predetto” all’autogrill, il maltempo un po’ si placa e arriviamo a Monaco. Deviazione per Passau.
Smette di nevicare e possiamo puntare secchi verso Solla alla media di 120/130 Km/h.
Riesco a stare in scia al “gruppo” senza problemi.
La visibilità migliora e contemporaneamente, anche perché comincia a farsi buio, la temperatura scende e l’effetto si sente sulle dita delle mani. I piedi, grazie al cielo, stanno benone. Nei centottanta Km che ci separano da Solla piove un po’ e alla mia moti non sembra vero, fa due botti da paura e tende a spegnersi con un paio di sussulti. “Col cavolo che ti faccio spegnere!” penso e grido qualche preghiera un po’ diretta . Pinzo la frizione e apro il gas a manetta. Si riprende. Comunque vada rallento per non rischiare (se mi fa uno scherzo del genere mentre guido con una mano sola mentre pulisco la visiera finisco nei campi) e perdo gli altri, ma ormai non ci faccio nemmeno piu’ caso. Devo fare una pipi’ tremenda, e le vibrazioni del mio monocilindrico e il gelo non aiutano, ma non mi fermo.All’uscita per Solla, all’imbrunire, li trovo ad aspettarmi assieme ad altri motociclisti italiani. Mi fermo, grido “MOTI!” e mentre mi dicono “Moti, hai visto che ci sei riuscito?” Io mi libero di corsa da gli strati di vestiario e faccio pipi’ sul guard rail. Rimetto a posto il vestiario, risalgo al volo e via, prendiamo la rampa e subito la situazione stradale peggiora…piu’ avanti la strada è completamente ghiacciata e questo è stato un punto critico per molti.. Nino apre la strada e scivola per il vento che è veramente forte e che gli fa fare un giro su se stesso sul ghiaccio che copre la strada. Lo aiutiamo a tirare su la moti e seguendo il tracciato del ciglio della strada, dove la neve è fresca e per nulla battuta, riparte alla grande. Alcuni rinunciano senza tentare e tornano indietro.Probabilmente lo avrei fatto anche io se il grande (in tutti sensi…sfiora i due metri!) Ivano non mi avesse aiutato guidando la mia moti per quei quaranta metri terribili tenendo giu’ i piedi (io tocco solo con le punte). Proseguiamo. Un ragazzo indigeno che ci incrocia in macchina ci saluta, ci sorride e ci dice che mancano quindici Km. (Qualcuno vuole capire 5, ma il ragazzo ha fatto segno con le mani : 3 volte 5 e fa quindici e sono tantissimi in quelle condizioni!). Si riparte in prima e con giu’ i piedi e, tanto per cambiare, i due compagni mi staccano. Nino mi racconterà che arriverà a salire addirittura in terza! Ivano mi racconterà che farà un sorpasso a dei motociclisti che arrancano anche loro, giusto per fare vedere la superiorità. Pagherà con una scivolata, ma senza danni. C’è di buono che raccontandolo rideva, lo spirito era ancora buono.
Io incontro motociclisti che tornano indietro e che mi dicono che la strada va peggiorando man mano che si sale, ma ormai c’è poco da fare o salgo o resto li’ a dormire (in strada di abbandonare la moti non se ne parla!)
Lungo la strada le poche case con le finestre illuminate ed il camino acceso fanno volare il pensiero a quando questa avventura, in un modo o nell’altro, finirà e si potrà finalmente raccontare tutto davanti a una bella tazza di te caldo o (meglio) una birra bella fresca.
Mentre si sale il terrore è che la moti mi scivoli e che si spacchi il selettore del cambio o la leva della frizione…allora si che sarebbe bella! Vado avanti in mezzo a paesaggi che probabilmente sono fiabeschi, ma non riesco assolutamente a godermeli concentrato come sono nella guida.
Piano piano, grazie alle indicazioni tecniche di Ivano (sali piano piano a mezza frizione!) arrivo a una salita notevolmente ripida e Nino è ancora fermo che slitta col posteriore con la moti che scoda. A lato c’è il marciapiede dove, a differenza della strada, la neve è fresca e spostiamo di peso la moto di Nino sul marciapiede.Ce la fa! E’ pazzesco cosa ci si inventi pur di andare avanti. E si va avanti. Si riparte. Incontriamo due ragazzi Italiani che scendono in moto e vanno alla loro “Gersthofen” (Guesthouse in tedesco); ci confermano che man mano che si prosegue la strada diventa un inferno (ma fino ad ora com’era?) e ci dicono che sono di ritorno dalla base del raduno da dove sono partiti da quasi 4 ore. Ci indicano la piazzetta dove si trova il loro albergo e comincio a chiedere se per caso ci sia posto. Non sanno rispondere.
I miei due compagni di moti partono e io li seguo, ma per poco perché mi staccano ancora una volta. Sono delle bestie di motociclisti. Tanto di cappello!
Altri km di delirio da solo e giungo ad un bivio dove c’è un albergo con parcheggiate un sacco di moti. Chiedo dove sia la buca e mi sconsigliano di andare, dico che vorrei comunque salire e un tizio che faceva scivolate con una vespa (non ricordo di dove fosse…forse Genova) mi sconsiglia vivamente. Un altro appena uscito dall’albergetto mi dice che ormai piu’ elefante di cosi’! Questo un po’ mi rinfranca, ma risalgo in sella…ormai è buio pesto e la stanchezza comincia a farsi sentire di brutto. Realizzo che è un po’ tardi e telefono al volo a mia madre che avrà l’ansia a livelli galattici e la rincuoro. Sono vivo CIAO!
Riparto. Dopo cento metri incrocio Nino e Ivano che tornano giù: La polizia ha chiuso la strada alle moti perché c’è troppa neve.
A questo punto decidiamo di tornare all’albergo (lo ammetto, non tanto a malincuore) dove avevo chiesto informazioni e malgrado il pienone ci trovano posto in un piccolo appartamento all’interno della struttura. E’ sicuramente una soluzione di fortuna ; infatti le due stanze hanno il riscaldamento spento (vista la temperatura mi chiedo se lo avessero mai acceso in vita loro) e uno dei letti è costituito da un materasso messo per terra con a fianco una abat-jour appoggiata su una sedia. Mi piacerebbe scrivere che in quel momento per me appariva come la stanza piu’ bella del mondo, ma non è cosi’. Volevo solo sdraiarmi e qualsiasi posto sarebbe andato benissimo.
Non andiamo alla buca.
Certo, pensare di avere rinunciato per pochi km, ma una infinità in quelle condizioni, un po’ mi abbatte (molti ci sono andati in taxi! VERGOGNA!) e ci mettiamo ad attaccare una bella birra media. Non c’è nemmeno il tempo di una doccia che già siamo con le gambe sotto al tavolo a divorare la goulaschsuppe regolamentare e i bratwurst (peccato che ci portino le patate fritte invece che saltate, ma chissenefrega!). A tavola si chiacchiera con qualche altro italiano (l’albergo ne è pieno) e ipotizziamo di attaccare la salita alla buca l’indomani., ma lo facciamo con il beneficio dell’inventario e con la promessa di valutare bene la situazione l’indomani, visto che si deve tornare e fuori la situazione è “nevosa”.
Alle undici e mezza siamo in branda. Nevica di brutto.
Alle alle 3.30 siamo svegliati dagli spazzaneve e spargisale che fanno un casino infernale ed hanno dei lampeggianti che illuminano la stanza (ricordarsi di chiudere le imposte!). Guardiamo fuori e con un po’ di sollievo vediamo che non nevica piu’. Confido a Nino che sono preoccupato per il viaggio di ritorno e per il fatto che la moti si fermi, ma lui mi risponde di preoccuparmi del fatto che almeno parta e si rimette a dormire (e russare). Ha solo ragione.
Dormo pochissimo preoccupato per cosa ci aspetterà domani e mando un sms a casa in cui informo che potrei tornare lunedi’ anziché domenica..Inciso:
Mamma, lo ammetto, erano tutte balle quello che ti dicevo al telefono: “tutto bene! “ , “Viaggio bellissimo!”, “Mi diverto da matti!”, “che posti magnifici!”. Tutte balle.
Fine incisoDopo una notte pressochè insonne ci si alza alle 7.30. Le strade sono pulite, nel senso che sono solo molto bagnate e a tratti c’è della neve marcia, ma come da copione la moti non parte e magra consolazione, non è l’unica. Quasi tutti gli XT hanno sofferto, dicono.
Tiro fuori i cavi, un signore non proprio giovanissimo che è venuto li’ da Milano con un sidecar bellissimo mi presta una batteria di scorta che aveva portato da casa, ma mi dice che ormai ha già fatto partire un paio di moti e che la batteria è un po’ giu’ di carica. “Sai, ho appena fatto partire anche quella del Paolo!”. “Ah beh, quella del Paolo” rispondo, mentre penso a chi mai sia questo Paolo.
Infatti dopo qualche tentativo gli restituisco la batteria (che tipo però! UN GRANDE!) e, mentre Ivano e Nino accompagnano due ragazzi piu’ in su a recuperare i loro mezzi (questi erano stati alla buca ma non riuscivano piu’ a tornare all’albergo e avevano mollato le moti a dieci minuti di strada!) chiedo alla proprietaria dell’albergo se riesca a procurarmi un auto per attaccarmi alla sua batteria.
Gentilissima mi dà le chiavi della sua macchina e iniziamo le manovre. Una, due, tre, dieci, venti volte…Niente da fare. Non parte. Ad un certo punto si accende, fa un rombo, sale di giri e poi cade in picchiata, cerco di mantenerla accesa accelerando pianissimo e cercando di tenere su i giri ma si spegne. Piu’ Niente . Andiamo avanti piu’ di quaranta minuti…niente. Anche il motorino d’avviamento comincia a “fischiare” in maniera sinistra. Nel frattempo altri non riescono a fare partire i propri mezzi e chi piu’ chi meno, si comincia ad improvvisarsi meccanici teorici. Tra noi la discussione si limita all’argomento “aria aperta o aria chiusa” oppure “manetta aperta o manetta chiusa”. Nino, che nel frattempo manifesta un certo nervosismo cominciando a chiamarmi immotivatamente “Silvano”, è della linea aria chiusa, io della linea aria aperta. Ivano si dissocia e crea il fronte del “Cacio! non c’avete nemmeno la chiave della candela!”.
Attendiamo un po’ ma la preoccupazione sale. Altri dieci minuti. Non parte proprio. Comincia ad essere tardi e non possiamo mica stare li’ in eterno…bon, decido di lasciarla li’ e in sequenza ho i seguenti pensieri:- Terrore di salire come passeggero su una moti
- Ansia per lasciare la moti lontano lontano, al freddo e al gelo
- Smaronamento di spingere la moti in salita e nella neve fino alla rimessa dell’albergo indicatami dalla proprietaria (non sono ancora partito e sono già stremato)
- Euforia di noleggiare un furgone e tra una settimana farmi un viaggio (riscaldato) per andare a recuperarlaMentre sto per comunicare alla proprietaria dell’albergo che lascerò li’ il destriero sento un rombo e un casino assurdo. E’ PARTITA! E’ PARTITA! Esco e Nino mi grida con un mezzo sorriso: “MOTI, ARIA CHIUSA!”
Di corsa vestizione totale globale e partenza! Saluto la frau, lascio i miei cavi in regalo ad uno con un BMW 650 che ha i miei stessi problemi e via!
Gli altri mi precedono e stranamente mi staccano. Lungo la strada che porta all’autostrada la moti mi si spegne due volte, ma ormai sono abituato…accosto, aspetto dieci minuti e poi riparte. La gente mi saluta. Io ricambio. La temperatura, anche vista la bassa velocità, è assolutamente accettabile e procedo tranquillo cominciando a fare i calcoli di medie/velocità/orari/consumi.
Incontro i due moti sulla strada per Monaco in autogrill a fare il pieno di benzina e li’ decidiamo che non ci saremmo piu’ fermati fino ad Innsbruck.
Si, al primo bivio per Innsbruck dopo Monaco ci saremmo aspettati e avremmo deciso il da farsi. Partiamo! Mi staccano.Non li ho piu’ visti.Ma si! Ormai ero lanciatissimo. Il cielo si stava aprendo e lasciava spazio al SOLE (e chi se lo ricordava piu’?) accompagnato da una temperatura comunque terribilmente gelida e da un vento che mi ha fatto fare una cinquantina di Km nei dintorni di Monaco completamente inclinato per la potenza delle raffiche. Le bustine scaldamani facevano il loro lavoro, ma ho perso rapidamente l’uso delle dita indice e medio di entrambe le mani (tanto la strada ed il traffico erano tali che non ho mai cambiato marcia ne’ frenato con l’anteriore fino ad un autogrill sulla brennero). In Austria il clima si è fatto splendido, con una temperatura che si aggirava attorno ai due gradi sottozero (sembra un’eresia, lo so, ma combinato com’ero una temperatura del genere è stata accolta come “tepore”). La sensazione di riacquisire lentamente l’uso delle dita e il cielo che faceva intravedere il sereno fino alle montagne austriache la diceva lunga: il peggio era finito. Restavano solo un sacco di chilometri.Il Brennero, al ritorno, è stato una piacevole e “calda” sorpresa, panorami splendidi che non avevo certo potuto gustare all’andata e il sole. Un po’ come passare dall’inferno di Dante al paradiso di Milton.
Mi sono lanciato e ho fatto tapppa ogni 250 Km.
Alle 16, dalle parti di Verona, mi sono fermato in autogrill a farmi una pizza e una birra (mica che si perdano le buone abitudini!) e chiamare la parentanza. Negli autogrill i moticilisti che erano andati all’Elefanten o che ci avevano almeno provato, si distinguevano nitidamente dagli altri perché portatori sani di sguardo stralunato e perché completamente bianchi dal sale raccolto sulle autostrade crucche. Ho passato una valanga di moti ed una valanga di moti mi hanno passato. Tutti a salutarsi contenti di essere di ritorno da una grande avventura assieme alla propria moti. Sulla Milano-Brescia una crisi di stanchezza e noia dovuta alla monotonia della strada mi ha fatto fare degli sbadigli talmente intensi che quasi perdevo il controllo del mezzo, l’espediente è stato quello classico di gridare a squarciagola qualsiasi canzone mi venisse in mente e,tra tutte, quella maggiormente gettonata è stata la canzone popolar-tradizionale bavarese che viene sempre cantata alla Oktoberfest: “Ein Proooooosit, Ein Prooooosit…..”. In questo improbabile stato mentale alle 18.15 passavo il casello di Milano Est, dove una ventina di motociclisti erano fermi ad aspettare altri compagni o a riposare. Non so. Al mio passaggio colpi di clacson, grida e braccia alzate in saluto. Ammetto di avere avuto i brividi e non era certo per il freddo. Emozione, capita, e tanta, tanta, tantissima stanchezza. Questa volta era finita la mia di benzina.Con gli altri due Moti ci siamo sentiti al telefono e scambiati sms. Ivano è arrivato a destinazione facendo il Maloja che nel frattempo era tornato in condizioni transitabili. Nino evidentemente non pago di quanto fatto nei giorni passati, al ritorno ha affrontato il Bernina (2300 m. s.l.m) in condizioni proibitive e ha dovuto ancora ricorrere all’espediente delle corde arrotolate attorno allo pneumatico posteriore. Un pazzo. Un grande.
Oggi, il giorno dopo, quello che avverto ripensando a tutto quanto ho passato negli ultimi giorni è una sensazione che posso solo definire strana, come di nostalgia e c’è poco da fare, avevano ragione: il richiamo dell’Elefante esiste. Eccome se esiste! E la prossima volta, magari con un giorno in piu’ ed evitando di fare gli stambecchi sui passi del nord, l’obbiettivo è la buca.
Al prossimo anno, Elefante! MOTI! Triv
*Moti.
Nel dialetto di Nino e Ivano significa “la moto” ed è l’alternativa al classico “cin cin”, al “ciao” , il grido di battaglia ad ogni partenza (ALE’ MOTI!), nonchè il soprannome che avevamo noi tre. Come dire…ci chiamavamo tutti “Moti”.

ZioReport ,

E’ Ufficiale: Il motoraduno dello Stelvio non si farà più

http://dueruoteinmoto.blogspot.com/2009/02/e-ufficiale-il-motoraduno-dello-stelvio.htmlEcco che si prospetta ancor piu’ prepotentemente la data per lo ZIORADUNO (fine settimana della prima domenica di Luglio)

ZioTour ,

POTERE ZIOGAS

POTERE ZIOGAS”A volte il Guerriero Ziogas si comporta come l’acqua, e fluisce fra gli ostacoli che incontra.In certi momenti, resistere significa venire distrutto. Allora egli si adatta alle circostanze.Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del
cammino traccino la sua rotta attraverso le montagne.In questo consiste la forza dell’acqua:non potrà mai essere spezzata da un martello o ferita da un coltello.La più potente spada del mondo non
potrà mai lasciare alcuna cicatrice sulla sua superficie.L’acqua di un fiume si adatta al cammino possibilie, senza
dimenticare il proprio obiettivo: il mare.Fragile alla sorgente, a poco a poco
acquista la forza degli altri fiumi che incontra.E, a partire da un certo momento, il suo potere è TOTALE….”

ZioFilosofia

ZIOBIRRA 12/02/09

Tour di primavera, contenuti sito internet, scambi foto ecc.ecc…Urge ZIOBIRRA!! :beer:Giovedi 12 Febbraioil luogo e l’orario manco a dirli:BLUES BIKERS (Via Brioschi 7, Milano)dalle 21.30 fino a quando ce n’è…sotto con le conferme!!

ZioBirra, ZioEventi

South Milano Karting

Apertura nuovo fettucciato

http://www.southmilanokarting.com/

Pista e fettucciato aperti tutti i giorniPer tutti gli appassionati di enduro e per i motardisti abbiamo realizzato un fettucciato di due Km di lunghezza, su terreno sabbioso, perfetto nei mesi invernali, aperto tutti i giorni, con gli stessi orari della pista, dalle 9,00 alle 17,00.
Sarà quindi possibile usufruire di tutti i servizi del circuito, bar, ristorazione e docce con acqua calda……..

dalle 9,00 alle 18,00
Dopo le 18,00 noleggi, mini Gp o eventi (con possibilità di ristorazione) sono sempre possibili, su prenotazione, scrivendo a: info@pistasouthmilano.it oppure telefonando allo 0384 496099
L’ingresso giornaliero costa 15 Euro.Calendario – Fettucciato
Sul Fettucciato: Cross Country di Ottobiano
Domenica, 21.12.2008 10:00 – 15:00


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